Meno male che mi sono commosso,
e che per fortuna c’eri tu lì con me,
mentre traballavo incerto e scosso
come la fiamma della candela bianca,
o come l’effetto del whiskey di segale.
Tu puoi sentirla quella quasi musica?
Io la vedo mentre accarezza la tela
con il soffio dell’ansia e della serenità,
e la trattengo fra i granelli della clessidra,
fra i pigmenti del giallo cromo, il sole,
e del blu di Prussia, il mare all’orizzonte.
Ci sono note che sanno di bianco di zinco,
e sono le nuvole, e la schiuma dell’onda,
arpeggi e scale che mi allontanano da te,
che mi dicono che sono l’uomo nell’universo,
e che lo spazio è qui, nel cerchio della vita.
Ascolta con me la melodia, la rifrazione,
il pensiero e la sua eco che diventano colore:
e il mio vuoto quando riesce a farsi musica,
come la sinfonia del silenzio nel pentagramma.
Come questa mia decade che si chiude
con interrogativi esistenziali senza risposta;
che sono già ricordi, un po’ rossi e un po’ verde,
che sono il mio io che risuona nei tuoi sogni.

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