« Ci fu una lunga introduzione pianistica, che scandiva il tempo in attesa del sassofono. Charlie aveva mancato l'entrata. Con alcune battute di ritardo, finalmente entrò. La sonorità di Charlie si era rinfrancata. Era stridente, piena di angoscia. In essa c'era qualcosa che spezzava il cuore. Le frasi erano strozzate dall'amarezza e dalla frustrazione dei mesi passati in California. Le note che si susseguivano avevano una loro triste, solenne grandiosità. Sembrava che Charlie suonasse con automatismo, non era più un musicista pensante. Quelle erano le dolorose note di un incubo, che venivano da un profondo livello sotterraneo. Ci fu un'ultima strana frase, sospesa, incompiuta e poi silenzio. Quelli nella cabina di controllo erano un poco imbarazzati, disturbati, e profondamente commossi.» Cit.
Una mente frastagliata, una costa frastagliata,
un sorso di solitudine e poi uno di mare,
e può essere rinascita qui nel borgo,
nella piazzetta che guarda al bunker,
al monastero, e fin oltre l’eremo.
Tu dove sei finito Moose the Mooche?
Oggi che non sono aggressivo e irascibile,
oggi che finalmente potrei suonare,
che potrei essere cordiale e sereno?
Tu non ci sei su queste falesie sommerse,
e forse sei nascosto in quei prati sconfinati,
fra le gorgonie rosse e la posidonia.
Chi mai può saperlo?
Ma in fondo è solo un altro scorcio di vita questo,
e ci vuole abuso di droga, ci vuole il jazz,
il “di punto in bianco” e il sax alto.
Così finalmente, con l’eroina, anche a Portofino
il tempo e le immagini riusciranno a scorrere
come alla televisione;
e si potrà persino morire in questo panorama,
a trentaquattro anni
dimostrandone cinquantatré.
Tutto brilla adesso, tutto sembra armonioso,
e la musica avrà ancora la forza di commuovere,
grazie a me, che mi isolo per imitare il mio stile:
per copiar me stesso.
Chiuso nel mio abituale stato di panico,
disorientato, frastornato, perplesso,
e più che mai incompreso.
E sono Charles “Yardbird” Parker, io,
quello che se muore rinasce a nuova vita.
«Ti insegnano che la musica
può arrivare fino a un certo punto,
ma guarda che l'arte non ha confini.»
Era questo il mio motto, la mia religione.
Credo fosse il 1949, e a Birdland,
diversamente che sul Golfo del Tigullio ,
non volavano più capinere o cinciallegre,
ma solo poiane e falchi pellegrini.
Sempre in agguato, sempre famelici:
così è troppo rischiosa la vita,
per una povera lucertola muraiola
come me.

Commenti
Grandiosa...
grazie Alberto, davvero.
charlie
grazie a voi!!! infatti 312 poesie fa ero molto più solo.
charlie
charlie
Bellissima dedica a un grande musicista , scritta magistralmente .
Un modo alternativo il tuo, di fare poesia , studi un tema , un personaggio , i suoi colori , i suoi dolori , ne fai una biografia poetica ..magica per me è stata la tua "La Chascona" ...ma anche questa evoca un grande stile e atmosfere che solo il jazz sa donare
Alla prossima chicca che ci donerai ,aspetto con piacere .
essere riuscito, fosse anche solo per pochi secondi, a guardare la vita attraverso i suoi occhi è per me un motivo di grande soddisfazione.
Purtroppo lo scenario è molto doloroso, non credo che sia stato facile per lui nascere con un fardello così grande.
charlie