Ho attraversato la strada per te
ed era ancora inverno a San Francisco
quando all’angolo fra Haight and Ashbury
ho lasciato che il tuo pensiero mi abbattesse,
che la tua realtà incrociasse, per un attimo, la mia
e che le mie mani si scaldassero al tocco del caffè.
Così, anche se non capivo più nulla oramai,
ero già l’uomo di fronte al miracolo,
il bambino che si stupiva di tutto,
che rinunciava al futuro anteriore
per sposarne uno più semplice.
C’era Bryant Park dall’altro lato,
una panchina vuota, fredda,
una City abulica, apatica,
depressa come l’orlo
dei miei occhi.
Scappare
fuggire
sparire
era ciò che dovevo,
tornare fra le onde del mare
e le frasche del sottobosco,
fra l’occhio e l’orecchio:
e da lì invocare pietà.
Ancora il suo nome,
ancora una volta
ti prego mio Dio!
Che poi
domani
rincaserà
più acre
che mai:
il profumo
del tempo andato,
che non torna, che è perduto.

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