Il bimbo saliva le scale,
mentre stanco raccoglieva i semi
che silenziosamente erano caduti
sul suolo sterile.
Le distanze che copriva ogni notte,
incubi, sogni, fanciullesche speranze,
ricordano ai miei occhi
l’illusione di un viaggio senza tempo,
di porti dove le navi
gettano l’ancora con speranza
e la raccolgono con l’amarezza
di un ideale in meno.
Il gelido abbraccio delle ore andate
stringe il mio cuore di burattinaio
in una morsa invincibile
e il pensiero mi guida verso quei lidi,
verso i minuti corsi via
nell’eternità di una giornata uggiosa.
Il bimbo, la sera, cercava rifugio
lungo le pendici del suo olimpo incantato,
parlava di viaggi interminabili,
di pallide nubi, di coste statuarie,
mentre l’affilata lama del suo folle vagabondare
incideva ad ogni risveglio
piccoli tagli sull’agonia del suo cuore.
Il vento spiegava le vele
così come travolgeva il suo spirito
e le guance, rigate di pianto,
sbiancavano già alle prime ore dell’alba.
Oh realtà infelice !!
Non bastano gli innocenti figli
di una natura matrigna
a pegno della strada poco prima percorsa,
non bastano le mie lacrime
ad irrigare i freddi campi di mondi inventati.
Nessun fiore, nessun colore, nessun odore,
l’infantile ottimismo lascia ormai spazio
solo al fiele della delusione,
ad un ritorno tanto infelice quanto scontato.
Attraverso il buio, uscendo dalla notte,
nella solitudine dell’alba,
il sarcastico sorriso del sole nascente
riconduce il bimbo stremato
alla quotidiana ingratitudine
della ritmica realtà,
al via vai delle emozioni consuete.
Il grande bidone dell’oblio intanto
accoglie con benevolenza quasi materna
i semi infecondi,
piangendo tutte quelle vite spezzate,
così come il sole rende al vento
tutto ciò che viene scritto su di un vetro appannato.
I ricordi che oggi sanno di sconfitta,
forse un giorno partoriranno
indelebile poesia.
Oggi piove, ed io, Pollicino infelice,
cammino ancora……
oggi come ieri.

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