“El monte es el absurdo materializado en árboles. Es el terrible mundo de la desorientación. En todas partes es el mismo, bajo, sucio, verde terroso. Sus árboles, no son árboles, son espantajos de formas torturadas, en cuya corteza rumian su miseria fisiológica espinas y parásitos que crecen prendidos a una tierra estéril e infecunda, por eso viven y mueren sin adornar sus ramas con la verde caricia de la hoja ni el milagro luminoso del fruto.”
El Gato lo sapeva che mi avrebbe trovato lì,
lontano da Las Lomitas, dal Bañado La Estrella,
dalla Tierra del Fuego e dal Faro della Fine del Mondo,
lontano dalle sconfinate e rigogliose praterie,
da La Resistencia, da la Valle de la Luna,
dalle inverosimili meraviglie di Bariloche,
dall’ascetismo dell’arroyo sin nombre,
e dal bosco pietrificato
di Sarmiento.
E io sentivo la sua musica diffondersi,
libera dal costante ronzio dei venti,
fra gli immortali versi di Alfonsina
e la mia stessa brama di morte.
Andarmene nel mare,
senza balaustra, disarmato,
pronto alla solitudine
come l’uomo che muta
in albero.
È quello che voglio,
è ciò che farò:
mentire,
dormire,
e inventare ancora,
creare mondi imperfetti
dove nutrire mille rose bianche.
Sorridere è cosa vana
e morire è simile utopia:
perciò, io che ci sono ma non sono,
posso solo aguzzare l’udito come un gatto
e serrare gli occhi, calmo,
desertico, silenzioso,
come questi panorami misteriosi;
come la terra fra il fiume
e la pampa,
come la vena poetica,
la casa della libertà artistica,
dell’individuo, del dolore
e del suicidio romantico.

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dove nutrire mille rose bianche"
Che dire?