Abbracciami come il ghiaccio abbraccia il monte
prima che il dilemma si occupi del caso.
C’è un sole quasi bigamo che attenta
alla nostra felicità e tu lo sai
perché spesso hai tastato il polso al volere.
Io no, io scorro i miei pensieri lungo atomi inutili,
attraversando aloni di acqua su legno.
Le correnti oramai si sono fatte ascensionali
aprendo un varco rosso nel cielo blu,
mentre tu, all’altezza del naso riavvolgi un nastro
di filo cerato.
E’ tutto inutile, davvero credevi di poter
curare un orizzonte malato?
Ci hai provato, non potendo farne a meno,
e dalla distanza io ti ammiravo.
Rappresenti ogni mio sogno di pace,
ma e’ attraverso la guerra che vieni a me
nell’onnipresenza onirica
di una paura che prima si fa incubo,
solo dopo poi, si fa luce eterna.

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