Ti guardavo parlare contro il soffitto.
Le pupille sgattaiolavano bugiarde
picchiando contro le bolle di vetro.
Odiavo chi ti buttava altro tempo sulla schiena,
chi ti tendeva una protesi sfigurata,
chi ti ammorbava con altre questioni di vitale importanza.
Non ero nessuno io.
Potevo solo curarti l'anemia con un pennarello
o farti ridere sulle disgrazie degli altri.
Non so quale fosse il vero problema
ma tu lo vedevi dalla finestra,
a sprecare le tue monetine in una slot immaginaria.
Allora lanciavi una pallina da tennis contro il soffitto,
la pallina ricadeva sfuggendo alla mano stanca
che non avrebbe fatto niente per recuperare le sue distrazioni.
Non ero di certo un uomo
io che sporulavo idee insensate e soluzioni giudaiche;
ero di certo un salvagente rotto
e tu naufraga su una secca in mezzo alle navi sbagliate.
E quegli edifici storici che vedevi dalla mansarda,
epistasi del cielo, grondavano una melma invitante.
L'ennesimo tramonto
non avrebbe sfondato nel mondo dello spettacolo
e qualcuno si cementava la bocca come una colombaia.
Avrei partecipato a quell'asta al ribasso
pur di portarmi a casa quel tuo risolino disgustato
che era sempre l'antitesi di quel soffitto mangiato dai topi.

Commenti
bella .
pur di portarmi a casa quel tuo risolino disgustato... ". Bellissima.