TI ricordi crescente vita,
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.

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