Voi, che vedeste la mia prima luce
e poi con gioia mi vedeste adulto
come tanti altri esseri della terra,
oggi vi parlo e il dolor m’induce
al groppo in gola ed al singulto,
mentre la mestizia il cor mi serra.
Voi mi deste tanti insegnamenti,
che nel tempo mi furono tesori;
ormai, vetusti, io vi miro tutti,
ché mi donaste i migliori frutti,
che argenti non furono né ori,
ma silenzi degli alti sentimenti.
Emanate tuttora un aroma soave,
ognor sarete della vita la chiave;
voi rendete bella la natura intera,
che io canto da mattina a sera.
Bella natura, sempre maltrattata,
io mi appello alla tua clemenza,
perché, pur se palese è l’evidenza,
la tua gente non l’hai dimenticata.
Uomo, che non sei cieco né sordo,
sii grato a chi sempre ti sostiene,
comportati così, come fa il tordo,
che becca il giusto per il suo bene.

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LIETA SERATA GINO.