Di fili d’oro e di pagliuzze argentate
e intarsiate sono le vesti di chi mi guarda
i colori fuori risplendono e la terra le è lieve.
Chi ha dipinto le ombre della terra
in una serra ora respira col vento salmastro
dell’astro della notte eterna. L’incastro
non è stato perfetto, c’è l’eco della guerra
in lontananza e uno strato sottile di neve
soave e ad attutirlo quando nell’ora tarda
e sorda gli spettri tacciono e parlano le date.
La finzione dell’emozione è vera e la verità finta
è dipinta ad arte, i sassi rotolano a valle e il fiume
è albume che segue la rotta di sempre, nelle torri
dai merli d’avorio i serpenti hanno lingue mute
e astute e gli orizzonti scorrono su sentieri
stranieri e stretti. Le parole abitano cantieri
deserti, alcune si sono vendute e perdute
altre sono state protette e salvate da attori
maori su un aquilone. Il futuro è come un lume
che si spegne nelle fogne dentro un muro di cinta.

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