Nel tormento del incerto assoluto comparve l'estasi del dolore
che trafisse l'anima con lunghe spine.
Rese viva l'esistenza, le concesse la forza del pensiero.
Indusse ogni singola emozione verso i “sentieri dell'anima” che
portavano alla quiete dello spirito dopo un vagare triste e incerto.
In una notte, notte senza tempo si materializzarono ancestrali vicissitudini.
Tra lampi e tuoni tremò l'intelletto e il verbo divenne amore.
Se dovessi rincorre la solitudine d'una luce accesa,
spegnerei quella clessidra di vetro,
da troppo tempo logorata dalla polvere d'una stella cadente.
Se avessi la forza di graffiare le infinite trame tessute
dalla tristezza scolpirei sulla sabbia i tuoi occhi di cristallo.
Se la malinconia d'un vascello in fuga verso l'orizzonte,
ascoltasse i nostri lamenti, costruirei una piramide per racchiuderli dentro.
Se gli interminabili se che camminano insieme a noi,
rimanessero solo dei se, troverei il coraggio di sussurrare il tuo nome al vento.
Se un raggio di sole riflettesse nel tuo sguardo il labirinto che ci imprigiona,
vagherei per l'eternità alla ricerca del tuo amore.
Se ancora una volta potessi sfiorare con le mani il tuo viso,
resterei lì fermo a osservarti per ore nel silenzio d'una tempesta.
Se negli stralci di queste frasi potessi cancellare le incertezze,
forse mi ritroverei accanto a te.
Se d'un tratto scomparissero i vampiri che volano nelle stellate notti,
mi siederei ancora con te su quella panchina triste e fredda.
Nel calore d'un acceso fuoco annegherei il mio amore e con
infinita dolcezza cullerei i tuoi meravigliosi occhi di cristallo.
“Gocce di rugiada lentamente scesero giù dalle foglie,
sguardi lontani s'intrecciarono, s'osservano.
Piccole ombre nascosero il volto. Lontano un bagliore scoprì gli occhi.
Immagini sbiadite, lassù vissero ancora.
Burattini come equilibristi corsero lungo il filo della vita.
Risero, piansero, poi in silenzio morirono.
Grida nel silenzio, qualcuno ascoltò. Nell'oscurità occhi di cristallo brillarono, sorrisero.
Ancora una notte è trascorse, una notte senza tempo...”
Continuò la tempesta s'aprirono porte e finestre, si chiuse l'anima
in se stessa a cercar riparo dalle folgori. Il tempo si tramutò e nel passato annegò mentre fuori tutto era scuro. La notte urlò, il cuore sanguinò,
Ti cercai nei crepuscoli estivi, ti cercai sulle spiagge deserte.
Il vento spazzò via i tramonti lunari, piegò in due evanescenti realtà,
soffiò sul tuo viso di rugiada, dove eri?
E dove erano i tuoi occhi di cristallo?
Dirupi immensi intorno a me, scogliere di ghiaccio si sciolsero,
sussurrarono il tuo nome. Eternità latenti dipinsero paesaggi lontani,
sprazzi d'azzurro cancellarono i solchi della vita, piccoli ramoscelli s'intrecciarono,
tenere foglioline sorrisero alla terra, sensazioni fuggevoli piansero.
Echi dispersi nelle nebbie di tempeste stellari
ricordi velati da rigagnoli di sabbia,
fiumi di papaveri imbevuti di rosse emozioni ti invocarono.
Ti cercai sulle rocce dei sentieri, sulle ali delle statue,
ti cercai nelle maree scolorite della sera, ma invano gridai,
mi disperai. Invano mi chiesi dove eri.
“Fruscii d'un tempo immaginario soffiarono lontano.
Sprazzi d'azzurro scomparvero all'orizzonte.
Ricordi persi nelle notturne tenebre, ricordi sospesi, immagini stampate
sulle onde dei mari.
Pensieri... Solo delusioni dimenticate in un angolo”
Guardai lontano nel tempo, rividi un volto, ricordai.
Poi chiusi gli occhi e sognai.
“Ecco finalmente apparir la fine del sentiero.
Tutto ora e più chiaro.
Pace trova l'anima nel freddo fluire delle nubi,
mentre un argenteo viso di donna resta impresso
su uno scuro foglio fra mille sensazioni floreali”

Commenti
si persegue. Più che una poesia, questo è un poema ricco di immagini che lo rendono versatile.
Apprezzato. Buona giornata Giancarlo!