Ti ho ascoltata scendere le scale
con la stessa impazienza e
l’attesa negli occhi che ho nel vedere
le goccioline sul parabrezza,
incuranti delle targhe alterne
fare a pugni con le polveri leggere.
Ti ho sentita bisbigliare nella
plastica di un caffè pessimo
cose da donne, e sorridere stanca
del lavoro, degli ostacoli e di
un uomo che non sa quello che
sei, e quanto quello che sei mi manca.
Ti ho trovata di fronte, tu cordiale nella
circostanza; io esagerato con l’ironia …
imbarazzato in qualche caso.
Ti ho osservata, creatura comunque a suo
agio… tra sogni di giorni di quiete,
e castelli in aria in lenzuola di raso.

Commenti