"Amor, cui bono?" domandai lacrimosa
a quel che ogne cerca in ogni tempo
e ogne lenta alma percuoter osa.
“Di tanta rugiada cagion non sono:
colui per cui assai invano, furente, disperi
va’ con Eris a disseminar tristo dono.
Zelos le leggiadre menti sì inganna
che nel furor sciocchezze paventan’,
tanto d’associar a qualsiasi tenerezza condanna.
Ma mai da me nell’inganno fosti tratta:
quale l’aurea sidera che Febo nel ciel trasporta
le fosche ombre subissa per luce scarlatta".

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Carla
Un saluto da Ibla