Violini le tue labbra
soffocati nel silenzio,
mimose affaccendate
le tue lacrime accasciate,
donna nata dal cielo,
sei vento d’alfabeti
che l’uomo non comprende,
chiave del suo petto
che d’amor s’accende.
Carillon di dolce luna
è la curva del tuo grembo,
fame d’acerbo orizzonte
l’eterno grano delle braccia tue,
donna nata dal cielo,
scorda il tuo ritratto d’anima
chi gioca al ritornello del possesso
affrancando il tuo nome
ad uno stupido battito d’inverno.
Donna nata dal cielo,
telefona alla memoria del mondo,
annodati al petto d’una coscienza
che osi sfidar un’emorragia di violenza,
che non osi spegnere il tuo corpo
come la notte il respiro del sole
e più non sporcheranno i tuoi baci
quei portafogli schiavi del peccato.
Donna nata dal cielo,
t’aspetto vestita con sguardi d’amore.

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