Soffriva di quell'odassismo
che oltre la guancia
porta a mordere altro
E pensando, pensando per ore
invecchiava dondolando
un tempo annoiato
dalla barba incenerita

La testa divenne un accessorio sfinito
e le spalle una coppia litigiosa
con il vizio della gravità

Con il muso contro la finestra
si chiedeva se un mimo
avrebbe potuto risolverle il mistero dei vetri
e delle gocce a sporcarsi solo sui bordi

Un tic toc di grigiume
era un'aria di serra già respirata
a nausearle la bocca

Un tic toc di suoni irritanti
e voci in falsetto
ed erano crepe sul vetro e sulla fronte
Un ticchettio di cambiamenti epocali
si appiattivano nei loro anniversari
e nei concerti di violoncello
respirare i deodoranti vagabondi
ed i mobili scintillanti
voleva dire una bocca impastata
ed il disegno dell'ugula rauca

Erano le 6, un sussurro maledetto
e quindi voglia d'andar via
dai tiranni silenziosi
e lo sciabordare del basilico

Prese il suo libro per incenerirlo
Prese un foglio
solo per sentire il sollievo del bianco

E solo così venne la sera
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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