Fra i sentieri imbronciati di pece
s’acciottolano i canti dei pastori
e bela il gregge affamato
curiosando indomito fra le rocce.
Rincasa dal lontano ruscello
la lavandaia stanca
stringendo sottobraccio
il suo fagotto pulito,
dicembre, scalda il fuoco
dell’abile arrotino.
Ridonda lo schiocco di un’ascia
nel silenzio innevato del cortile,
è il taglialegna che s’affretta
ad aumentar le sue provviste.
La bottega del fornaio
più non sporca gli occhi
del color lucente del grano,
è sera, lucerna ad illuminar
gli scampoli arricciati del falegnam.
Brinda alla luna il bottaio,
il fabbro forgia le stelle ad una ad una,
si spengono le chiacchiere
d’un vecchietto e d’un bambino
ed anche l’ultima casetta,
arroccata nel blu del cielo,
eclissa le finestre sgangherate.
Ecco un angelo posarsi infreddolito
sul tetto di una mangiatoia,
scaldan l’asinello ed il bue
l’umile giaciglio improvvisato:
ecco Maria dar alla luce
nostro Signore Gesù.

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