Quel mattino faceva molto freddo. Era un mattino di fine gennaio e nel paesino di Binoruk, di
 neve, quell'anno ne era scesa tanta.
Gli abitanti camminavano per le strade infreddoliti. Avevano fretta di tornare nelle loro
 case calde.
Teo fu svegliato dalla voce della mamma,che lo esortava a fare presto ad alzarsi.
Doveva andare a scuola. Se non faceca presto,sarebbe arrivato tardi e il maestro si
sarebbe arrabbiato.Teo si stiracchiò e pensò anzi borbottò:’’ già a scuola’’! Quel giorno,
non aveva nessuna voglia di trascorrerlo seduto nel banco di scuola.Non aveva voglia di
sentire le voci chiassose dei suoi compagni.Tantomeno di udire quella del  sig.  Greg, che si
stizziva ogni qualvolta, qualcuno di loro secondo lui, non stava attento alla lezione.
"Ehi bambini, sveglia ! Non andate a spasso con la mente per i boschi e la brughiera.
Potreste avere delle brutte sorprese!’’ ‘’La lezione è qui ! ‘’
Con un salto Teo fu giù dal letto, Si vestì in fretta, si lavò con due dita gli occhi e si presentò
bello che pronto dalla mamma a colazione, Prima di uscire, baciò la madre sulla guancia,prese
il berretto la sciarpa e la sacca coi libri. Per arrivare a scuola, doveva passare attraverso una
macchia di alberi così fitti, che era meglio non attardarsi fino a buio, perchè  sicuramente ci si
sarebbe perduti., Correva voce che in quella zona, di notte  si radunassero strani abitanti.Se
qualcuno si perdeva, veniva sicuramente rapito,
Teo aveva otto anni, e riteneva di essere ormai grande.
Decise che non sarebbe andato a scuola. Quel giorno avrebbe aspettato nascosto nel
 bosco la notte.
Voleva rendersi conto se ciò che si diceva in paese, era veritiero..
Mentre percorreva il sentiero che portava alla macchia, gli sembrò  che qualcuno lo.
 osservasse.
Trovò un tronco, vi si sedette, dopo aver spazzato via la neve. Faceva così freddo, che
 anche gli orsi  restavano rintanati.
Aprì la sacca, e tirò  fuori un grosso pezzo di torta che divorò,Cominciò a guardarsi intorno.
Pensò  che il giorno era  lungo. Aveva molto da aspettare, prima che giungesse il buio,
Era il caso di trovare un riparo per la notte.
Posò la sacca e incominciò a cercare legna. Avrebbe costruito una specie di capanna.
Raccolse un bel po' di legna e incominciò a costruire la sua capanna. Pose con molta
attenzione il materiale trovato, sovrapponendo ceppi e fascine, fino a quando
la capanna fu costruita. Soddisfatto,rimase ad osservare il suo capolavoro.
Era facile pensò, era come costruire un castello di sabbia, Raccolse un po' di foglie e fece
un giaciglio.
Per cuscino, mise la sacca sotto la testa e si sdraiò aspettando la notte.
Un po' gli dispiaceva per la mamma, che da quando papà era morto, si preoccupava sempre
 troppo per tutte le cose.
Teo pensò che avrebbe affrontato il problema al momento opportuno. Ora voleva godersi la
libertà.
Voleva stare  con i suoi pensieri. Era felice, anche se un po' stanco.
Udì un rumore, sbirciò tra le fessure della capanna;  ed ecco là: vide un omino così piccolo e
dall'aspetto assai curioso.
E' uno gnomo. Pensò il bambino. Aveva in testa un cappello a punta con in cima una
piuma verde.
Camminava così in fretta, che in un attimo sparì.Teo restò a bocca aperta’ Dov'era finito ?
Non sapeva se uscire dal suo nascondiglio a cercare l'omino, o restare
 prudentemente al sicuro.
Si fece coraggio ed uscì. Avanzò  a carponi e  si avvicinò ad un cespuglio
per  osservare meglio ciò che avveniva. Eccolo là!
 Era così piccino che Teo pensò, lui era un gigante a confronto.
Non sapeva cosa fare. Ad un tratto l'omino parlò.
‘’Non avere paura, vieni fuori di lì.’’
Mi ha visto.  Pensò il fanciullo. Non gli restava che uscire allo scoperto. Gli si avvicinò:
’’ciao, io sonoTeo e tu come ti chiami ? ‘’
‘’Mi chiamo Giò-Giò. Sono uno gnomo,come vedi, vivo nel bosco e tu ?’’
‘’Io sono un bambino di otto anni e vado a scuola.’’
‘’A quest'ora le scuole sono chiuse,è molto tardi, disse Giò-Giò, che ci fai qui ?’’
Teo guardò  l'orologio che aveva al polso, dono di papà. Le lancette segnavano le quattro
del pomeriggio.
‘’Veramente oggi sono in vacanza’’ bisbigliò.
 ‘’Presto presto, aiutami a raccogliere legna, prima che diventi buio.’’
E’ quasi buio? Devo essermi addormentato.Disse tra sè il bambino.
‘’Io sono qui perchè volevo vedere le fate. Dicono che abitino nel bosco.’’
Giò-Giò tirò fuori dalla tasca una lampada, la poggiò sopra un tronco e l'accese soffiandoci
 sopra forte
‘’Forza aiutami a raccogliere legna.’’
Teo era meravigliato,scrutava l'oscurità tendendo l'orecchio.Si udirono strani rumori.
Ora si  sentiva chiaro, un vocìo, risate ed un chiasso infernale.
 Nello stesso momento spuntavano da tutte le parti, fate gnomi ed elfi.
Il baccano era indescrivibile: ballavano saltavano e cantavano gioiosi.
Teo si trovò al centro di un cerchio festante ed animato, 
‘’Io sono Irma, la fata protettrice dei bambini che marinano la scuola’’. Con un inchino, la fata si
presentò a Teo.
‘’Io sono Fige la fata protettrice dei bambini che dicono bugie.’’
‘’Io sono Finn’’.disse un elfo dal berretto rosso e la giubba verde, proteggo i bambini che fanno
 arrabbiare  la mamma.
Tutti si presentarono e salutarono con un grazioso inchino. Come erano apparsi, così in un lampo
sparirono tutti. Tutti, tranne Giò-Giò che continuava a raccogliere legna.
Anche Teo aveva  raccolto legna. Ne aveva oramai, raccolta una fascina.
Guardò Giò-Giò e rimase   senza parole. Lui aveva raccolto delle listarelle che sembravano
 stuzzicadenti.
‘’Non importa’’ disse lo gnomo,vedendo l'imbarazzo del fanciullo.’’Basta quella che ho raccolto io’’.
‘’Andiamo, vieni. Al villaggio questa notte si festeggiano i compleanni.’’
‘’Quali compleanni?’’ Chiese Teo.
‘’Ma di tutti; noi festeggiamo il compleanno di tutti, così nessuno rimarrà senza festa’’.
‘’Dov'è il villaggio?’’
‘’Vieni con me e vedrai’’.
S'inoltrarono sempre più nel bosco, ad ogni passo Giò-Giò si fermava sbuffando.
‘’Accipicchia, pesa questa legna!’’
‘’Dalla a me,’’disse il bambino.’’ Per me non è pesante.’’
Ad un certo punto, si presentò davanti a loro, una fila di grossi sassi  che usarono come passerella.
Così attraversarono un torrentello.Per magia, apparve davanti agli occhi stupefatti di Teo,
 un bosco verde, pieno di colori e profumi. La neve e il freddo erano spariti,
‘’Dove siamo?’’ Azzardò con un filo di voce Teo.
‘’Siamo nel mondo delle fate, degli gnomi e degli elfi. Qui non esistono le cose sgradite. Non c'è
 l'alternarsi delle stagioni.’’
‘’Qui il bosco è sempre come lo vedi.’’
Arrivarono in una grande radura. C'erano tante piccole casette fatte di legno e di sassi,
 Era un magico regno in miniatura .
Un piccolo forno a legna dove un elfo panettiere, saltellando e cantando cuoceva il pane per
 gli abitanti del  villaggio. Al centro della radura c'era un piccolo pozzo,
dove una fata con un secchio grande come un ditale, tirava su l'acqua.
 Quando il ragazzo fu al centro della radura, tutti gli abitanti festanti gli saltellavano
attorno. Riconobbe Finn, che a tutto fiato suonava il flauto, La fata Fige, gli si avvicinò con
in mano un vasetto contenente un unguento.
‘’Questo unguento ha poteri magici’’ disse.
‘’Se lo spalmi sulla fronte, ricordi o dimentichi a piacere. Te lo dono.’’
Ricevette tantissimi doni magici, Quello che a Teo piaceva di più, era una pannocchia
gialla.  Se la tenevi sempre con te, non ti saresti mai ammalato, Se la perdevi, erano guai.
Ad un tratto,ci fu un silenzio grève . Nessuno parlò più. Si disposero a cerchio tutti quanti,
Teo si trovò in mezzo, Giò-Giò gli si avvicinò dicendo:’’vedi , tutti quanti sono felici di conoscerti.
 Uno come te, non l'abbiamo mai incontrato.’’ ‘’Vogliamo che tu resti con noi e diventi
 il nostro gigante  protettore.Sarai il nostro Re. Non dovrai fare altro che spargerti
 l'unguento sulla fronte. Ricorderai solo, che sei il nostro Re.’’ 
‘’Pensaci disse Irma, Hai però solo un minuto per decidere.’’
Teo si spaventò a morte. Lui doveva  tornare dalla mamma, chissà quanto tempo era trascorso
.Le  lancette del suo orologio segnavano l'una di notte. Si voltò per tornare da dove era venuto.
Volleva tornare a casa.
Con sgomento, vide che la radura e tutto il bosco erano sospesi nel vuoto.Sotto di lui, il buio.
Tutto era nero come la pece.
‘’Santo cielo’’, gridò,’’ voglio tornare dalla mamma!’’
Fige gli si avvicinò con in mano l'unguento magico, intinse due dita, e con una carezza toccò
 la fronte di  Teo, che aprì gli occhi. Vide su di lui il viso sorridente della mamma,
 che gli schioccava un bacio sulla fronte.
‘’Teo è tardi, ti sei riaddormentato, Devi andare a scuola’’.
Il bambino saltò sul letto e abbracciò la mamma gridando:
‘’ha funzionato! ha funzionato !’’
La mamma scuoteva il capo:’’ cos'ha funzionato Teo.’’
‘’L'unguento’’.Gridò forte.
‘’Che unguento, su da bravo, non capisco, Non sognare ad occhi aperti come il tuo solito.’’
‘’Ma mamma!’’ S'affanava a dire il bambino:’’ c'erano le fate,poi c'erano gli gnomi,
 Giò-Giò mi ha portato...
’ Di colpo ammutolì, come colpito da un dardo. Fu preso da una gioia  immensa.
Era felice di vedere la mamma, non poteva vivere senza di lei. E’ stato tutto un sogno pensò.
‘’Oh buonissimo giorno mamma!’’ Bisbigliò.’’ Sono felice di essere qui’’.La mamma scosse
 di nuovo il capo  sorridendo; era abituata alla fantasia del suo bambino.
‘’Andiamo il latte fuma nella scodella e ho appena sfornato la torta.’’
Teo felice saltellando, seguì la mamma in cucina,
L'ultimo mio pensiero è stato il desiderio di tornare dalla mamma. L'unguento  ha funzionato
disse tra sè.
Senza farsi sentire bisbigliò:’’ grazie fata Fige, Grazie Giò-Giò,grazie grazie tutti.’’
Disse ciò, ben sapendo che il mondo dove era stato,non l'avrebbe trovato mai più.
 
 
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Profilo Autore: silvana1  

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Ti stai sbagliando non è il Tamigi 
questo fiume è la Senna e siamo a Parigi. 
Di notte la Senna scorre più piano 
va in cerca di sogni da condurre per mano.
.
Mentre stai raccontando alle acque scure 
qualche tuo desiderio e le tue paure 
all'improvviso ti sembra di udire 
un rumore simile ad uno squittire. 
.
E...sta uscendo in fretta dai tombini
una lunghissima fila di topolini.
Sono di fogna ma non male in arnese
ostentano il basco e lo "charme" francese
.
Osservano in acqua girare le onde 
e poi vanno a controllare le sponde 
"Qui c'è un sassolino caduto nel fiume 
qui un uccellino ha perduto due piume." 
.
E... Vedon la torre che è un po' vanitosa 
ammirarsi nell'acqua buia e sinuosa 
nell'acqua si specchia anche un barbone 
e vede doppio il suo bottiglione. 
.
E... Due innamorati teneri e illusi 
si stanno specchiando ad occhi chiusi 
quando ad un tratto si sente gridare.: 
"Qui c'è qualcuno che ci vuol morsicare!" 
.
Certo che i topini si sono sbagliati 
a morsicare quei due innamorati 
"Con questo buio sembravan formaggio" 
hanno confessato con grande coraggio. 
.
Fan tante scuse e poi se ne vanno 
mai più vorranno esser tratti in inganno. 
Son pasticcioni ma gli innamorati 
per  questo sbaglio li han già perdonati. 
.
Stanno tornando i topolini 
tristi e avviliti ai loro tombini 
e fa capolino nella loro mente 
un pensiero importante e sapiente: 
.
"E' stata interrotta la nostra ronda 
appena arrivati sulla prima sponda 
ma la prossima volta che potremo uscire 
noi ci vorremmo anche un po' divertire".
    
 
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Profilo Autore: littleangie  

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Un bambino capriccioso
non voleva dormire
mentre una voce amorevole
per calmarlo
iniziò a narrare

Piccoli angeli straniti
osservavano incuriositi
da oltre le nuvole
anime senza amore
sulla terra

Vagavano nel buio
dispettose e capricciose
sempre sole
inquiete e in pena

Sentivano tutto il dolore
e la sofferenza che provavano
e piccole lacrime
iniziarono a segnare
i visi intristiti
degli angeli

Scivolavano a goccie pesanti
come pioggia incessante sulla terra
mentre il tempo instancabile
scorreva
e tutto peggiorava

Le anime non si placavano
c'era ancora troppo dolore
che le opprimeva
e la pioggia insistente
più forte cadeva

Un angelo allora pensò
che qualcosa doveva fare
e quelle anime dovevano cambiare
altrimenti
neanche gli angeli
avrebbero smesso di piangere

All'improvviso si alzò
parlò agli altri angeli
e in coro iniziarono a cantare
così la pioggia smise di cadere

Le anime guardarono il cielo
che pian piano
tornava sereno

Il sole spuntò
in tutto il suo splendore
e diffondeva con i raggi dorati
una luce calda e abbagliante
che strinse le anime
in un dolce abbraccio

Come arcobaleni
le anime gioiose
iniziarono a brillare
a scambiarsi affettuosità
ad aiutarsi tra loro
a comprendersi
a convivere

E fu così
che le anime impararono
ad amare
e gli angeli
non smisero più
di cantare

Il bambino tranquillo
si addormentò
mentre un angelo
gli donò dolcemente
un bacio sulla fronte
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Profilo Autore: Anna  

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Oh! una lampada, sembra antica
esclamò la fanciulla
dai lunghi capelli color dell'oro
e gli occhioni azzurri
di giovane donna appena sbocciata
La pulì con l'abito
dalla sabbia finchè brillò …
una luce accecante l'avvolse
il genio della lampada
apparve in tutta la sua maestosità
e saggezza ….
 
“Dolce fanciulla hai tre desideri
se veri e sinceri
io posso esaudire”
“oh grande Genio mai sono uscita
da questo paesello
ma so che nel mondo
la gente muore di fame e di sete
fa che ciò mai più si avveri ….
Brutti malanni uccidono uomini donne e fanciulli,
di spada si perisce perchè
nei cuori di molti vive solo egoismo
cancella le malattie
e insinua la pace negli animi umani …
ecco i tre desideri …. “
“Per te nulla chiedi dolce fanciulla?
Pensaci bene di qualcosa avrai desiderio”
“oh no! Io tutto ho ciò che desidero,
abiti se pur semplici per coprirmi,
cibo a sufficienza per non sentire fame
e tanto amore ricevo e prego il Signore
da mane a sera
la mia vita è ricca tanto ricca ...”
 
“Cara fanciulla dall'animo puro
in verità io sono Dio
le tue parole sono come nuvole bianche
in un mondo che l'uomo
ha colorato di grigio
i tre desideri saranno esauditi
ti benedico, avrai lunga vita felice
in questo paesello,
ed eterna quando a me arriverai “
Una luce accecante l'avvolse
sparì la lampada e tra le mani
una rosa rossa ….
















 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

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Era una cameretta come tante: un letto,un armadio, una scrivania.

Sopra la cassettiera un cofanetto bianco con le rose disegnate, ogni volta che si apriva si sentiva il suono lieve di un carillon e si poteva vedere una ballerina deliziosa in una posa aggraziata che girava sulle dolci note.

Un giorno il cofanetto cadde a terra e la ballerina si staccò dal suo sostegno. Non fu più possibile ripararla e la proprietaria del soprammobile la gettò via.

Povera ballerina sola in un cassonetto! Si fece coraggio, uscì e con molta fatica raggiunse il bosco vicino alle abitazioni.

"Sono abituata alla solitudine", pensò. "Vivrò nel bosco, devo cercarmi un riparo."

Gli animali del bosco furono contenti di vedere una ballerina tra loro. Subito si misero all'opera per aiutarla e costruirle una bella casina.

Quando la casa fu pronta gli usignoli si misero a cinguettare e la ballerina fece per loro un balletto che lasciò tutti meravigliati per la grazia e l'eleganza.

I giorni passavano sereni, la ballerina doveva lavorare tutto il giorno per procurarsi il cibo, l'acqua, per sistemare la casa, ma era contenta di essere nel bosco e di ballare per gli animali sempre felici di poterla ammirare.

Un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Lei andò ad aprire e si trovò davanti un orco. Il suo aspetto era terribile. "Buongiorno, desidera", disse la ballerina sorridendo.

"Come?? Non hai paura di me? Non urli?", disse stupito l'orco.

"No, perché dovrei avere paura", disse la ballerina.

"Io sono l'orco", disse portando le manone verso il suo viso.

"Io sono la ballerina", disse imitandolo. "Accomodati."

"Tutti hanno paura di me perché ho un aspetto orribile", disse l'orco sconsolato.

"A me non interessa il tuo aspetto. Poi perché hanno paura?", disse  la ballerina.

"Pensano che io mangi i bambini...ma non è vero", disse l'orco abbassando lo sguardo.

"Io ho sempre vissuto sola in un cofanetto, ora vivo sola in mezzo al bosco...non ho mai potuto sentire questa cosa. Non preoccuparti di cosa hai bisogno?", disse tranquilla la ballerina.

"Ho ascoltato di nascosto gli animali del bosco che parlavano di te e volevo vederti..", disse l'orco.
"Sono mesi che pensavo di bussare a questa porta, ma temevo di spaventarti. Tutti hanno paura di me e mi rifiutano, tu sei l'unica che..Tieni, questi fiori sono per te." L'orco porse un bellissimo mazzo di fiori alla ballerina.

"Grazie come sei gentile! Dove vivi?", disse la ballerina.

"In una caverna molto distante da qua. Ora è meglio che vada tra un po' sarà buio.", disse preocupato l'orco.

"No, rimani a dormire con me.", disse con dolcezza la ballerina.

"Tu vuoi dormire con un orco??"

"Certo, vedi quello è il letto e sul tetto c'è una finestra. Questa notte potremo guardare le stelle assieme sarà bellissimo.", disse con entusiasmo la ballerina.

"Grazie sei gentile e dolce, ma torno alla caverna.", disse triste l'orco.

"Fermati a cena con me!", insistè la ballerina.

"No, torno alla caverna...sono contento di averti conosciuta. E' una delle cose più belle che mi sono capitate nella vita.", disse con le lacrime agli occhi l'orco.

"Allora torna a trovarmi...orco", disse sorridendo la ballerina.

Passarono altri giorni e in un pomeriggio di sole, mentre la ballerina era all'esterno della casa, passò un principe a cavallo.

"Buongiorno ballerina", disse il principe.

"Buongiorno. Chi è lei?", disse stupita la ballerina.

"Come non sai chi sono?", disse con tono provocatorio il principe.

"Sei un uomo a cavallo", disse ingenuamente la ballerina.

"Io sono il principe e abito nel castello in fondo al bosco. Sono il proprietario della terra dove tu hai la casa", disse il principe con tono di sfida.

"Buongiorno e grazie per questo bel bosco!" Disse tranquilla la ballerina.

"Ma da dove sei uscita... Ballerina?" Disse rassegnato il principe.

"Da un carillon", disse con calma la ballerina.

"Tu hai voglia di prendermi in giro!", disse con tono minaccioso il principe.

"Ballerina, stiamo cercando l'orco per ucciderlo, se lo vedi suona questo corno", Il principe porse lo strumento alla ragazza.

"Io non suono un bel niente", disse la ballerina. "Perché vuole ucciderlo cosa ha fatto?"

"Tu sei proprio matta, sai che mangia i bambini?", disse il principe.

"Lei ha già visto che ne ha mangiato uno? Sono spariti dei bambini al castello?", disse preoccupata la ballerina.

"No, veramente no", disse indispettito il principe. "Si sa che gli orchi mangiano i bambini!"

"Io penso che l'orco sia innocuo, si tenga il suo corno", disse la ballerina con tono deciso.

La ballerina entrò in casa e il principe se ne andò pieno di rabbia.

Passarono solo due giorni quando la ballerina sentì un gran rumore nei pressi della sua casa.

Raggiunse il gruppo di persone e vide a terra l'orco morente, vicino a lui il principe con in mano la spada ancora sanguinante.

La ballerina si chinò accanto all'orco gli prese la mano, pianse.

"Ballerina", disse l'orco, "Quando starò meglio guarderemo le stelle assieme."

"Sì", disse piangendo la ballerina.

Quando l'orco morì si alzò in piedi, guardò in faccia il principe, mosse un po' la bocca e gli sputò in faccia. Chissà dove aveva imparato questa cosa?

Il principe, non la uccise...era una ragazza. La catturò e la portò al castello. Fu imprigionata ed interrogata dal Re.

"Signora ballerina ammette di aver oltraggiato il principe?" Disse durante l'interrogatorio il Re.

"Non so, io gli ho solo sputato in faccia. Se lo è meritato ha ucciso l'orco che non aveva fatto niente", disse la ballerina. "Ma l'orco mangia i bambini!", disse il Re.

"E dove sono le prove?" Disse la ballerina.

"Lei ha oltraggiato mio figlio deve pagare! Sarà rinchiusa in prigione finché non si inchinerà davanti al principe e chiederà umilmente scusa", disse il Re.

"Sono abituata alla solitudine", pensò la ballerina.
"Fortunatamente in questa cella c'è una piccola finestra così potrò vedere il cielo e di notte conterò le stelle."

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Profilo Autore: Barbara  

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In luogo incantato
tra gnomi e folletti
fiori di svariati colori
profumi inebrianti,
vive una donna
assai originale
perchè
donna proprio non è

Bella assai
irradiante una luce
che ovunque vuoi
ti conduce,
nella pace del bosco
dal verde manto
dove con te poter
riposare
nel mondo dell'amore
ove solo te amare

Nei cieli ti porta
volando nel silenzio
incantato
del suo mondo irradiato
da albe fantastiche,
tramonti rosati,
luna brillante
miriadi di stelle
che eguale non hanno

Amare dobbiamo
questa donna speciale
è la Fata del Bosco
la felicità
ti sa dare
come nessuno al mondo
può fare ....



 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

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Vecchia signora truccata,
vestita di toppe e scarpe rotte,
poco avvenente
ma con un cuore rilevante.
Ai bimbi grandi e piccini
porta svariati pensierini,
di caramelle e cioccolatini.
E’ felice,
per una notte
madre di tanti figli.
L’alba si sveglia
a feste finite,
senza più
scoppi né botti.
Addio luci e
coriandoli dipinti
dagli effetti scintillanti.
La vita continua
a denti stretti.

 

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Profilo Autore: Viola  

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Ti nascondevano
eri emarginato
piangevi
e nessuno sentiva
in quel corridoio
che a un tunnel assomigliava
dalle ciglie piegate
dissolte dall'inverno
gelato
interessato
al giardino segreto
protagonista di favola
inventata
protetta
dall'intelligenza
approdata 
su segno sofferente
rinato
per mezzo di passaggi
frettolosi
che spiegavano
amorevolmente la verità
di un tempo assiderato

 

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Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


C’è la ballerina di carta

che balla agli occhi del fuoco

è viva l’anima e sola vola

 

tremando

 

di carta

 

Lui, vicino e impossibile

sa di raggiungerla

dal suo passo

 

senza destino

 

Tutto sa di un idillio

in miniature di vero

Immobile, la musica va

da scintilla a scintilla

 

di sguardi

 

Un’anta si muove…

la mano del vento

va a sobillare la fiamma

così il chiaroscuro

bacia la notte

 

per sempre

 

Polvere felice

s'avvolge

su due cuori

 

polvere

 

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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 786 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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