Ferite di sale
stipano concerti di luce fioca
ad arenar comete e lampare
come geometrie del maestrale
stese ad incurvare l’orizzonte,
sfamando il ritratto appassito
d’un vecchio marinaio assopito.
Coreografie di risacca e conchiglie
sbucciano un battito di quiete,
anagrammi d’un vivere d’attese
ed il giorno scivola sulle rive
come romanzo di marea
seduto a rimirar questa barca
baciata dai giochi del silenzio:
granaio di solitudini
a carezzar i sipari del tempo.
