Matite scheggiate d’autunno,

e poi spigoli d’ottobre confusi

appuntati alle porte dell’anima,

graffi di cielo mai vissuti,

arrivederci poi per sempre perduti,

strascichi di luce sofferta

come storie già sfinite d’infinito

mentre il cuore abita l’orizzonte

come una valigia abbandonata,

consumata dal dolore di un passante.

Si accoccola nella canzone del vento

il verbo sgualcito di una nuvola,

un gioco di malinconiche possibilità,

il vecchio melograno arrossito,

a perdonar della fragile stagione

l’anagramma dei caldi colori,

quel sudario inviolabile di castagne

a disturbar uno spaventapasseri annoiato.

Scrivo un sorso d’autunno,

scrivo un sorso d’ottobre.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Commenti  

catilo*
# catilo* 28-10-2026 16:18
Questo sorso d'ottobre, speziato dei suoi mille colori, profumi e malinconici pensieri, lo bevo alla tua salute e alla tua bella anima poetica!
Caterina

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