Reco per mano il mio piccolo dolore
a incontrare nell’intimo giardino
l’eterna primavera della tenerezza di sera
invitandolo a sedere accanto alla malinconia
germogliata nell’angolo numinoso
sulla soglia della vita al crepuscolo
che accoglie l’invito dolce del sogno
sulle ciglia dell’oleandro e del biancospino.
Espira l’anima greve fino a divenire rugiada
gocce posate sulla fragilità della falda amata.

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