Ho dimenticato l’alba fiorita del sentire
il suo dileguarsi maestoso strano e imperfetto
la fragilità commossa della caducità, lira
incantata, ninfa del tempo, attimo fuggito via.
Ho dimenticato la perdita sul fondo del pianto
coltivato malinconiche primavere di rinascita
riflessi d’arcobaleni bambini di promesse.
Ho dimenticato la bramosia nel cercar l’indicibile
scavare parole estraendo il loro senso ultimo
verificarne la veridicità nell’onesta metamorfosi
e ascoltare senza risposta le voci mie e altrui
per immergermi in un tiepido aortico caos
di misericordia benevola all’obolo paradisiaco
del cinguettio cosmico così limpido e generoso
da rinnegare l’ostilità che mi vuole giara
abisso furtivo di superficiale urgenza.
Ho dimenticato le promesse sul cuscino
uscite a respirare per inseguire il sogno
e fermarsi fiore nei campi irti e colmi di sole
antenato di folgore rinvenuto squarcio
antico gheriglio di bagliore dal riflesso
di carne impastata a terra e morte a vita.
Ho dimenticato la salvezza nell’amore
discostato lembi dal più intimo biancore
rinnegato, l’ultima gravidanza del fato
inseminato tenue appello: il mio d’io universale
varco d’un tempio surreale di splendido dolore.
il suo dileguarsi maestoso strano e imperfetto
la fragilità commossa della caducità, lira
incantata, ninfa del tempo, attimo fuggito via.
Ho dimenticato la perdita sul fondo del pianto
coltivato malinconiche primavere di rinascita
riflessi d’arcobaleni bambini di promesse.
Ho dimenticato la bramosia nel cercar l’indicibile
scavare parole estraendo il loro senso ultimo
verificarne la veridicità nell’onesta metamorfosi
e ascoltare senza risposta le voci mie e altrui
per immergermi in un tiepido aortico caos
di misericordia benevola all’obolo paradisiaco
del cinguettio cosmico così limpido e generoso
da rinnegare l’ostilità che mi vuole giara
abisso furtivo di superficiale urgenza.
Ho dimenticato le promesse sul cuscino
uscite a respirare per inseguire il sogno
e fermarsi fiore nei campi irti e colmi di sole
antenato di folgore rinvenuto squarcio
antico gheriglio di bagliore dal riflesso
di carne impastata a terra e morte a vita.
Ho dimenticato la salvezza nell’amore
discostato lembi dal più intimo biancore
rinnegato, l’ultima gravidanza del fato
inseminato tenue appello: il mio d’io universale
varco d’un tempio surreale di splendido dolore.

Commenti
Sereno fine settimana.
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