In stanze acute
dagli ibridi colori
dove il sole non colora né indora,
mi ritrovai a dover trasmigrare
nell'incognita del divenire.
Rimuginai a lungo
sull'altare sacrificale che mi toccò
sotto quelle alte cuspidi
di solenni e gelide cattedrali
che non rimbalzarono mai per l'aere
l'eco del mio sentire
né l'eco del mio dolore.
Nel tempo coatto
della mia permanenza
un eremo solitario portai sulle spalle
che non riuscisti mai a raggiungere
chiuso nell'indifferenza
e nella dimenticanza d'un cuore frantumato
fra macerie gettato
lasciato lì a marcire nell'incuria del vento
e nell'oblio del tempo.

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Lieta giornata Grazia.
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