E sfiorivano i fiori
nella tarda primavera dell'autunno
mentre il vento soffiava
tenue e ibride sensazioni
e m'affacciavo alla finestra
per rivedere i colori
del mio vociare
chiamavo amici sordi
rispondevano i nemici
e mi tendevano tra le mani
lame d'acciaio e acero
e i cipressi mi facevano ombra
nel meriggio salato di gennaio
vivendo la mia estate
decisi di togliermi la vita
vivendo
sorseggiando l'acqua pura del
mio avere
essere mi dicevo
non divenire ripetevo
oggi suonano stanche e antiche
queste parole
gli amici stanno in osteria
a bere il brodo caldo
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