La mia anima è così stanca da non udire i sordi rintocchi,
l’ispirazione svanisce come il giorno che fu’,
comincio a sognare, ecco la città dei balocchi,
però percepisco il frinire delle cicale, fruu fruu.
Mi trovo sempre nel mezzo, inadatto alla situazione,
da una parte tira la Vita, dall’altra non demorde il tormento:
eccomi,giovane treno stanco e ritardatario arriva in stazione,
si sentono i freni arrugginiti stridere in un doloroso lamento.
Giostre dai mille colori dipingono e profumano l’aria,
i pagliacci che rallegrano i fanciulli mi scavano un buco nel cuore
essi mi intimoriscono ed io scappo,gallina solitaria nell’aia:
allegro il trucco,ma nasconde un viso scavato dal dolore.
Forse mi somigliano! Esiste un mondo libero dalle consuetudini?
Indosso una maschera che snatura le mie normali abitudini.
Provo a strapparla con ogni mia forza, ma essa è parte di me;
pagliaccio anche sotto, forse siamo uguali io e te,
senza un posto dove stare come la crema senza un bignè.

Commenti
Abbiamo tutti maschere anche chi insiste di non averne ma ne abbiamo almeno una, seppur piccola, dietro la quale nasconderci.
Molto apprezzata grazie!
Carla
Manny.