Ho il vuoto dentro
nel cuore nell'anima
il vento della sofferenza
ha spazzato via ogni nube
bianca e nera
solo vuoto dentro
Il giorno inizia e scorre
e quando la sera arriva
mi chiedo come potuto ho
aver fatto tutto ciò che ho fatto
Dagli occhi lacrime
sgorgano come improvvisi
temporali estivi
i tuoni sono i battiti del cuore
fulmini luci che trafiggono la mente
creando dolori folgoranti
La notte le lampadine
dell'albero di un Natale passato da tempo
ancora si alternano
accendono visioni inquietanti
del giorno che seguirà
l'ennesima notte insonne
La testa sotto il rubinetto
un cortocircuito e tutto brucia
chiudo gli occhi
due ore di sonno ed il trillo della sveglia
Ho il vuoto dentro
ma non posso arrendermi
riempio questo sacco di paglia
un sorriso finto, una carota come naso
come spaventapasseri non sono male …..
settimana enigmistica
un disco in vinile
canta vita placida
Faccio il dottore di me stesso
bevendo un capolavoro d'acqua
e un po' di vino su pasta e zucchine.
Sempre del legno fui amico
tra una gita e l'altra.
Ultimo viaggio in Grecia
e tornato non mi riconobbi
e non riconobbi fin sul limite.
Quando i miei occhi saranno lucidi per
le lacrime le asciugherò.
Farò l’impossibile per ignorarti
sarò forte ripensando agli errori
che ho fatto.
sono già stata forte quando il
tradimento mi ha ferita.
Sono stata forte davanti alla tua
ingratitudine.
sorrido e vado avanti.
giù dal tuo mondo
Quel languore d’asfalto s’attacca
tra le vene zoppe d’erba
e una pozza di grigio morde
il ciglio di verde su, tra le mura
Si affaccia un dorso di cielo
sopra il coppo e le macchie
di pietra aggrappata ai camini
Ma tu arricci le labbra, nascosta ai graffi
del freddo d’autunno
Volevi saldare una lama d’azzurro
tra i rigetti di grigio e i gocciolii
di questo labirinto al neon
Ed io ti ricordo come la foglia dopo la calce,
un tentacolo di vita che beve cemento
di là dal plasma.
e sogna di sognare
d’essersi addormentato
diventando un topo
che sogna di vedersi
un gatto ch’era un topo
che mormora all’orecchio
del topo ch’era un gatto:
io sono il gatto e tu sei un topo!
Felice e danzante
si muove come un gatto
con l’altro che cerca
pertanto di sfuggirgli.
una lacrima incontrò il dolore,
la guardò con occhi annebbiati,
con la voce tremante
e le chiese:
perchè sei venuto sui miei passi?
il dolore la guardò con pietà
e le rispose:
se tu non mi avessi conosciuto,
non sciuperesti queste lacrime,
e lo sai,
si piange anche per amore,
il dolore è uno stato d'animo,
le lacrime fuoriescono per la tristezza
ma anche per la gioia,
ma il dolore lo senti anche per la gioia
di diventare mamma,
piangi dunque,
senza il dolore non sentiresti la gioia,
non proveresti l'amore
e la lacrima pianse a dirotto,
aveva ritrovato la gioia di vivere
con il dolore di sentirsi chiamare mamma ,
la gioia di sentirsi chiamare amore.
tracciando la fine. Tempo
Una fine “immaginaria”
nella materia che sbriciola e vola
dopo il suo passaggio
È come se si generasse, un atto magico
dove anche l’aria si posa
per fare ombra al silenzio
mescolandosi all'universo
ed è li che il tutto è vero, pulito, vivo … Luce
Dove il cieco e il sordo non esistono
e il muto… Energia
Sono intonazioni vibranti, melodiche
ed è tutto nel richiamo
della SCELTA, dove andare a rinascere.

Ammiravo il crecuspolo di un orizzonte lontano,ieri sera,
mai era stato così languido ed opaco
chiusi gli occhi e tesi la mano..
sospirai pensando 'è inafferabile..'
un' antica e dolce malinconia esistenziale mi pervase
sospesa tra i ricordi di un'inconfondibile consapevolezza,
''..insostenibile è il peso della grandezza della vita
per un singolo essere umano..''
quelle parole, come lame,m' affollavano la mente
Riaprii gli occhi,sorridendo lievemente
in bilico tra il cobalto del cielo ed il chiarore della vita
come quel piccolo Sole
che tardava, non sapendo se andar via..
Si chiama croce
e nell’umano gergo:
iella, castigo o karma;
il tutto, per ammutolire le lingue
Giustificazione composta
nel sacrario delle menti
dove tutti son contenti
tranne tu, che navighi
nella stanchezza della forma
che deforma, la vita degli stolti
in attesa dell’imbrunir
per rappacificare le apparenze
quelle, che a te stanno strette
In quell’urlo coraggioso,
squarci il velo del mistero
che fu un dissidio, croce ed un miraggio,
per riappacificarsi.
RICOSTRUZIONE
Starò lontana, da quel crescere
della pioggia, che batte sui vetri
gocciolanti, sognandoli
su una macchina allontanarsi
dopo un'occhiata esclamativa,
di un giorno sul balcone del suo cuore
falciato dalle orbite inclinate
nelle chiavi sbagliate, impuntate,
girandosi male, nella fredda foschia
autunnale, che un riccio diventa
e vorrebbe dormire, fino a domani
c'è del malumore,
e poichè l'orrore di reciproca sfiducia
batte bandiera,
non ha senso alcuno
più la primavera,
e l'incoscenza brucia
nell'indole di ognuno
sin dall'aurora
e fino alla sera, per rovinare poi
ancher i puliti sogni della notte.
Così che tutto diviene fuoco
e nessun'acqua spegne
le fiamme che hanno
libero campo e provvido vento
nell'incendiare ormai
tutti i valori
che della vita ci danno un senso.









