Cielo, torno a te
Folto e spennellato
Ambra al tramonto
E in giorno di bianco perlato
E di tanto in tanto, ombra
Che sei distante e vicino
Che sei cupola e piatto
Che sei oscuro eppure sempre illuminato
Quanto misero mi fai
Quando misterioso ci scruti e vanitoso
Fai vedere gli orni che ti misero
Con la chioma di spente stelle sparse
Da pettinarti con le dita, cielo mio
Con la testa fitta e profumata ove passare il naso
Dove la luna fa da fermaglio
Stavo lì stantio e stagno al freddo
A contemplarti
Ero fisso ai tuoi occhi neri
Come fossi la mia donna
E forse stanco eri
E forse pure tu fissavi me
Pure tu che mi guardi mentre io ricambio a te
Non vuoi parlarmi, cielo mio?
Amico bello e adorno
A chi se non te, tornare
Nelle notti senza quiete, senza sonno
Chi mi sente, se non te, pregare
E cantare e ridere e piangere tutto ciò insieme
Nelle notti senza luna, senza senno
Non vuoi ascoltarmi?
Non vuoi ascoltarmi blaterare, cielo mio?
Allora, se hai bisogno, parla tu a me
Chissà quanto hai da cantare
Con tutti questi matti che a te parlano
Con tanto pianto, che sei casa di Dio
Commenti
Ma quanto mi è piaciuto leggerti.
Ci sono passaggi che davvero mi raggiungono, in notte fredda
nell'etereo arrendersi ad ogni luna
ad ogni pensiero lucido di stracci
a passarci le mani in fronte in abbraccio del giorno.
Buona fortuna a te, viandante.
Carla