Distante
da ogni presenza umana,
solo a qualche passo,
debole,
che non azzarda a muoversi...
Osservo questo giardino
con gli occhi del forestiero,
che zampillano
come l'acqua
di quella fonte laggiù...
Immobili i rami,
e quel gorgoglio infinito
è un docile sottofondo,
che li fa parlare
tra i lievi colpetti del vento...
Sussurrano le auto,
laggiù,
tra le crepe dell'asfalto,
le sento a malapena:
gli usignoli soavi
mi cantano il buongiorno,
tra tanti taciti tronchi
è l'eco di ritorno,
nascosto da quello spiraglio,
che acceca le nuvole
di una mattina in risveglio...
da ogni presenza umana,
solo a qualche passo,
debole,
che non azzarda a muoversi...
Osservo questo giardino
con gli occhi del forestiero,
che zampillano
come l'acqua
di quella fonte laggiù...
Immobili i rami,
e quel gorgoglio infinito
è un docile sottofondo,
che li fa parlare
tra i lievi colpetti del vento...
Sussurrano le auto,
laggiù,
tra le crepe dell'asfalto,
le sento a malapena:
gli usignoli soavi
mi cantano il buongiorno,
tra tanti taciti tronchi
è l'eco di ritorno,
nascosto da quello spiraglio,
che acceca le nuvole
di una mattina in risveglio...
Commenti
indubbiamente è una bella poesia, matura, pacata, meditata e riflessiva, con un non so ché di "rassegnato".
Non so se preoccuparmi perché dalla foto sembri giovanissimo e questa per la serenità che trasmette sembra una poesia scritta da un 70enne che ha avuto tutto dalla vita e non ha nient'altro da chiedere