Davanti a quell'antico portone
il vecchio si ferma.
Guarda ancora le finestre,
ricorda i corridoi,
le aule illuminate.
Cerca i rumori del ricordo.
Tra quei muri
si costruivano sogni
ostinati abbastanza
da diventare reali.
In quelle aule
si insegnava il peso delle parole,
il rispetto dei nomi,
il valore delle porte aperte.
Ora dalle porte
escono risate e voci,
giorni che passano
senza lasciare impronte.
Oggi i professori camminano piano,
come uomini che conoscono la strada,
ma bende invisibili
stringono gli occhi e le mani
e rendono buio il cammino.
Il vecchio si toglie il cappello,
come davanti a una tomba
o a una chiesa dimenticata.
Poi riprende la strada.
E nessuno sente
quando sussurra:
«La fabbrica è ancora aperta,
ma il futuro
entra sempre più raramente.»
