Nota a “La guerra”
Questa poesia nasce dal bisogno di dare voce a ciò che spesso viene taciuto: il peso silenzioso della guerra su chi la subisce, non su chi la dichiara. Non ci sono eroi, né bandiere, solo corpi, nomi cancellati, madri con la voce spezzata.
Ho scritto questi versi pensando a tutte le città i cui muri portano ancora i segni delle esplosioni, e a tutti i bambini che contano i secondi tra un boato e l’altro come se fosse normale. La guerra non discute: ordina, divora, cancella. Eppure, anche tra le macerie, qualcosa resiste — un fiore, una voce, una mano che ricuce.
Questa poesia è un invito a non restare spettatori distratti. Perché mentre scorriamo notizie come briciole, da qualche parte qualcuno muore ancora con la parola “pace” sulle labbra. E quella parola, forse, è l’unica arma che ci resta.
La guerra
La guerra ha il passo pesante,
solleva polvere e pianto,
attraversa case vuote
e lascia grida
senza ascolto.
Cammina sui campi verdi,
li trasforma in cenere,
cancella nomi,
spezza le mani
che seminavano pane.
Non ha bandiere,
ha corpi stesi sull’asfalto,
porte sfondate,
occhi che non riescono
più a chiudersi.
Non ha eroi,
ha madri
con la voce spezzata,
bambini che contano i secondi
tra un’esplosione
e l’altra.
La guerra non discute,
ordina,
divora,
cancella.
Scrive la sua lingua
sui muri feriti
delle città.
Eppure,
tra le macerie,
qualcosa resiste,
un fiore ostinato,
la voce di un bambino,
una mano
che ancora ricuce.
Perché la guerra
può rubare i giorni,
ma non spegne
la sete di pace.
E noi,
spettatori distratti,
scorriamo notizie
come briciole,
mentre da qualche parte
qualcuno muore ancora
con la parola pace
sulle labbra.

Commenti
Ciao
EE