Ceppi recisi,
d'uve mature non amare.
Del nero, non nere d'amaro.
Risa distratte, perse nel filo
s'accomodano in cesti,
di sofferenze intrisi.
Canta l'aurora
del tuo risveglio,
risveglia profumi
d'un canto festoso.
Baccanali in fiore
sorgeranno in rosso,
tra calici colmi
e vuote essenze,
che del tutto
hanno la pochezza.
Va così in terre odorose,
il cuore a rimembrare gesta passate
d'un presente vivo.
Morte nel domani
d'un ieri reciso.
Ascolta tu che non sei,
che non sai,
che non vuoi.
Ascolta grappoli gocciolanti
d'un nettare umano,
che tristi raminghi
pendono della tua mano.

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un saluto Genè!