letture per diventare saggio.
Dopo il giorno
c'è una stella rimpianta
in desideri pungenti.
E
nel nascondiglio trasparente
sono sempre bambino.
Lasciami madre,
sono colpevole
mentre ascolto la musica delle voci.
E' la mia rabbia
a scandire gli orari.
Per non conoscere l'invidia
ho perso la partita.
Lasciami madre,
tra le pareti
che posso coprire di disegni a colori.
Non sognarmi
da grande.
Con il sole che brilla a pelo sul mare,
dorando l'acqua del nuovo giorno,
e con la poppa che saluta
isole ancora avvolte nel buio,
la mia nave divide le onde
e si gode la brezza cibando
di questa le vele.
E' un bel mattino,
i saluti sono stati fatti
e i rituali di salvezza compiuti.
Viaggeremo, certo che viaggeremo,
ma è incognito l'approdo futuro.
Nella stiva le risorse non mancano
alcune sotto il sale, come l'esperienza insegna,
altre nelle nostre anime irrequiete.
Le botti hanno l'acqua per la sete,
il resto che serve sarà sudato
come in ogni tempo,
Che il vento dei Padri
accompagni il nostro viaggio!
Abner Rossi (Giugno 2012)
Disse lo straniero
non si passa da qui!
Troppe nuvole in cielo
si rischia di perder la via.
Ma io devo andare...
Hanno detto che dall'altra parte del cielo
il mondo è diverso.
Giù da me ho perso la strada
non credo nemmeno più a Dio,
Troppo male m'ha colpito nel cuore
han rapito per sempre il mio amore.
Fammi andare straniero
tu che sei dell'est,
voglio un pò sorvolare
il tuo mondo,
per vedere se è diverso dal mio.
Lo straniero commosso:
Si! Ti faccio passare,
ma dimmi una cosa...
Quel tuo amore di bimbo
dov'è che riposa?
A Lindembergh.....
Canuto e stanco 'l vecchierel,
movendo l'oculi verso lo ciel...
Trascolorando và lesto lo die.
Portando seco le lumìe.
Movesì l' vecchierel verso lo domo
a frugaleggiar con rape et lo pomo.
Domenedio d'un altro dì mi fece dono,
vita breve, par lampo di tuono.
Altissimo Onnipotente Domino mio,
teco affido la mia vegliarda sposa,
et la piccola giovane Rosa.
Nel freddo tempo c'avanza et l'età pensosa.
Canuta la folta barba, dal vetero tempo et pazienza,
Il nero baston fidele compagno e consolenza.
Volgendo l'oculi ver' lo Ponente in dentro lo pelago
el vermiglio ciel che tutto sembra pinto.
Sono uomo.
Nel mio sguardo c’è l’abisso,
nei miei pensieri voli celesti.
I miei occhi insaziabili
ti esaminano:
sono indomiti
come fini coriandoli di stelle.
E tu, donna, mi scruti a distanza.
Sei intimorita della mia sicurezza
e ne resto offeso…
Io sono uomo:
la mia stessa essenza
ha creato e distrutto
questo giorno.
Lingue malefiche
più taglienti di una lama
fanno più danni loro
di una bottiglia di acido muriatico
versata di proposito su un oggetto caro.
Persone inutili,
limitate nella loro ottusità,
usano l’unica arma in loro possesso
la lingua diffamante e dissacrante
senza alcuno scropolo verso i valori umani
invidiose dell’intelligenza altrui
credono di farsi spazio screditando!!!!
Stupidi loro e stupidi chi li ascolta,
ma entrambe non sanno che alla fine
tutto il male di questo mondo
si ritorcerà loro contro
e sarà la più bella vendetta
che la giustizia, qualunqu’essa sia
regalerà agli offesi!
Io perso e troppo piccolo in mezzo a tutta questa gente
ho spalancato orizzonti che non si sono visti mai
ho pianto quando vedevo un umile riflesso del sole
nella mia mano, non ti ho mai dimenticato
non si smette mai di imparare
la felicità non esiste
è solo un pò di arcobaleno
perso nel nostro quotidiano diluvio.
Eppure sembra che possa
non finire mai.
Lo specchio è rigato
O forse è macchiato
Proviamo con un fazzolettino
Un alito caldo si adagia sul vetro
Puliamo meticolosamente
È sempre lì!
Che sia perché ho dormito male?
La piega disordinata sul lato dell’occhio destro
Forse andrà via!
Aspettiamo….
Un’ora interminabile e mi riaffaccio allo specchio
E' ancora lì
Dispettosa, mal voluta, impenitente
Disegna la sua opera inesorabilmente
Inaspettata!
E' il segno del tempo che passa
Ma no, forse domani non sarà più qui
Un po’ di riposo e via
Tutto tornerà normale.
Ma domani è un altro giorno
E lei farà il suo dovere
Si fisserà sulla pelle delicata
E l’accompagnerà per tutta la vita
Mi trincero dietro una vile consolazione
E' indice di saggezza
No! È semplicemente una ruga.
È lì. Davanti allo specchio
Si gira e si rimira
Una leggera curva delinea l’esistenza dello stomaco
Ma si…in fondo è bello
Forse trattenendo un po’ il fiato
La linea diverrà perfetta
Gonfia un po’ il torace
Il fisico prorompente gli rallegra lo sguardo
Un addome scultoreo
Una rada peluria lo corona
I muscoli tirati a dovere
Segnano la bellezza del creato
La forza elegante di bicipiti scolpiti
Segno visibile di virilità
Narciso prende il sopravvento
E lui continua a godersi
Ignaro del mondo che lo circonda
Fissando quello specchio amico
Che gli mostra la sua beltà
Le gambe tese, nerborute
A guisa di colonne umane scolpite
Da un prode artista
E lui si bea di tanto ardore
E tutto ad un tratto si sveglia dal suo sogno proibito
E strappa il poster di Arnold dal suo specchio
A CACCIARE LE MOSCHE
E POI LE TORTURO
PICCHIO SEMPRE I MIEI AMICI
PERCHè IO SONO UN DURO
HO PRESO A CALCI LA MAESTRA
PIANGERà DI SICURO
IO AL CONTRARIO DI MIO PADRE
NON SONO UN PAGURO
CHE AMMAESTRATO OGNI MATTINA
SI ALZA
PER ANDARE AL LAVORO
SONO LIBERO E VOGLIO ESSERLO
IO
VOGLIO
UN VERO FUTURO
la scia diventa stanca
gli appoggi diventono essenziali
le mani al ritorno sono sempre più fredde
nella tazza trasparente del matttino
i colori si separano
movimenti consueti divengono statici
il conto delle mattonelle che mi separano dal giorno
non torna più
i miei calcoli per giungere alla sera
devono coincidere con lo spazio
divenuto insegnante di movimenti odierni
più lo sforzo diventa nemico
più io cerco di ingannarlo
ma lui vecchio intransigente
buca i miei arti
gonfia i miei piedi
distorge gli occhi
e ripete il nulla
cremine magiche non ne esistono
nel cassettino del tempo
ma lei a nuovo
ogni giorno
mi rinnova.
e chiedo perdono
arma piu grande prendere botte.
Su barca in movimeto
verde bianco e rosso tuo armamento
restiamo umani hai detto
umani chi si abbuffa di concetti
ubriachi di difetti
insegnandoci ego infetti
piango il tuo nome
la tua barba povera
la tua pipa riflettente
occhi bendati con nastro buio
piango il sangue
da te offerto
a ciechi d'anime
sordi d'occhi
oratori effimeri
pulitori in contenitori stagni
piango il presidente
ex combattente
che ha letto versi a te
non a cuori persi
piango la donna che ti ha creato
invidio essa che ta cullato
restiamo umani
fino a domani
in questo globo
di disumani.
si stagliano all'orizzonte
tra banchetti e danze orientali
nella notte dimenticata
frastornata e recisa
con colpi d'ascia che rimbalzano
sugli scudi dell'anima, questo
il cuore, questo il dolore.
Fiori strappati dal veleno
dell'odio degli uomini,
terra saccheggiata
senz'anima
si canta bevendo del vino buono
raccolto dalla terra
luogo in cui ritorneremo quando saremo morti
sangue blu che fuoriesce, sangue reale
sulle strade di Francia
riverbero su chi comanderà adesso.
Re o Tiranni?
Ogni governo cadrà
se gli uomini non dimenticheranno l'odio
che provano negli altri
se non smetteremo di ascoltarci gli uni
gli altri, ci distruggeremo da noi.
Ode alla pace, canto di gioa per la serenità
grida d'amore.
Seduto fermo ascolto la stessa musica,
vivo in un mondo che non fa per me
vivo illudendomi che tutto è normale
ma io no,
sono io, che canto
per poter dimenticare...
di aver torto.
è un rammarico necessario
meglio che passeggiare di lato
dove tutto è postumo.
Ma ci vuole moneta onesta per finanziare le parole
e non lasciare insoddisfatto il culto.





