Nelle pieghe del tempo, si è spenta la voce
che narrava mondi con inchiostro e sudore,
ora dormono i libri, muti nel loro cuore,
scheletri di segni, polvere di croce.
Le cattedrali di parole, vuoti ossari,
si sgretolano in echi di un alfabeto antico,
mentre schermi di vetro, freddi e mendici,
rubano il respiro ai fogli solitari.
Ma tra le ombre del progresso, un vessillo si srotola:
bianco umile, non chiede gloria né altari,
solo carezza l’attimo che tutto precipita
nell’antro segreto, dove la vita si scioglie.
È la regina anonima del suo trono effimero,
sopravvissuta al naufragio delle carte:
piega le sue ali prima del buio,
e nell’ultimo viaggio, vince la morte.
Non ha firme né leggi, né storie da salvare,
ma conosce il dolore che nessun server scriverà:
nell’abbraccio del nulla, resta a custodire
la tenera fragilità di ciò che ancora vive.
