Io che sgusciavo da conchiglie
svilite e vendute come monili a quel mercato
che ora profuma ora puzza

Io che a quel dibattersi di Bene e Male,
bene e male e poi zone grigie
Detto per un istante un ritmo che torna

La casa infestata dalle banalità
Ora fantasmi
Ora persone
Ora idioti
Ora l'ora

Grazie, orologio tarocco,
per esserti fermato:
sei l'attacco di cuore che volevo
che masticasse vecchie promesse
e sputasse polvere come fosse incenso;
accoglimi ancora
nel tuo umido silenzio da retrobottega,
dove il mondo non viene
e i ricordi conservano l’odore del gasolio.

Cantina tu che sai
quanto pesa un passo trattenuto,
quanto fa rumore un pensiero
lasciato cadere troppo presto.
Tienimi qui, tra il ferro e il legno,
ché fuori c’è un cielo
che non mi riconosce più.

E se un giorno qualcuno aprirà la porta
pensando di trovare solo scatoloni,
lascialo entrare piano:
gli dirò che sono rimasto
perché era questo l’unico luogo
dove il tempo, finalmente,
si è tolto le scarpe.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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