Oggi la stanza è a cielo aperto
Ostile danza la vita
tra bulbi succhiati
Indifferente l'aria al petto
squartato
Impari la scaltrezza del corvo
e della gazza
uniti insieme a banchetto
Nemmeno la leggerezza del volo
Abbiamo corpi di carta
Tutti ci assorbe la pioggia.

Commenti
Il corvo allo scrittoio emette note basse e appunta note su di un notes. Col becco incollato all’orologio.
Seduto allo scrittoio canticchi “Alice guarda i gatti…” e annoti note su di un notes, con il naso dentro l’orologio.
Dopo giorni allo scrittoio a dispensar carezze al bianco coniglio sulle ginocchia, dopo ore ad inalar saturno dal termometro -come il tuo cuore in cocci- dovresti forse concederti un tè con diversa
lepre o marzolina. Pervaso dagli aromi di una falsa zuppa di tartaruga, oh artigiano dell’accoratoio
torna brucaliffo…
Regina di cuori ti ha stregatto corvo mio, sottosopra come lo scrittoio.
Faccio non poca fatica a vivere la quotidianità seduta nei miei righi, capita che le parole non
appena provo cauto a togliere dal foglio la penna camminino via.
E quello torna bianco, è irritante. Simili a tante formichine.
Ricordo che da bambino non mi piaceva tanto lavarmi la faccia, così finivo per andare a scuola
con i sogni appiccicati alle ciglia… riappoggio la punta, ed eccole balzellare di nuovo vicine vicine.
Solo un cenno, bentornata ispirazione. Certe volte dal trapezio dietro al cuore si libra tra le braccia dei fili della luce nella curva della strada la mia follia
Mi piace un sacco "abbiamo corpi di carta" che a parte il fatto di essere così assorbenti dà proprio l'idea della fragilità! (Ti immagino andare al lavoro e dal finestrino della macchina, suggere dalla natura... le piccole, grandi ispirazioni... )
Per me tutto parte dall'osservazione degli uccelli che banchettano su un corpo morto sull'asfalto. Spesso si vedono queste scene sulle nostre strade.
la stanza a cielo aperto del prologo, rappresenta quel corpo straziato (bulbi e petto ne fanno parte) col cielo in faccia, su cui danza la vita (della gazza e del corvo).
Niente riconduce a una qualche forma di pietà, persino la leggerezza (l'eleganza?) del volo sembra fuori posto.
Tremenda la chiusa nell' accomunare le sorti di tutti in uno stesso fluire che assorbe e disintegra ogni cosa come pezzi di carta straccia. Così mi pare. Felice di conoscerti
p.s.
nel leggerti mi è venuto in mente un autore che si chiamava Antilirico. Chissà dov'è e chissà perchè proprio lui.
Ciao Franco
Puoi chiamarmi Daniela. Ciao