Sonetto strambo, endecasillabi canonici tutti a maiore e a minore ma monorima, schema AAAA AAAA AAA AAA!
Cercar dagli altri luce è disonesto,
di tempo spreco inutile e molesto
se dentro il cuore regna buio pesto
ed il pensiero appresso fa il funesto.
Davvero il mio problema è solo questo:
son morto dentro, forse troppo presto
ma conseguenza è che da solo resto,
dentro ogni folla inutile foresto¹.
Cercando altrove colpe poi protesto
con infondato e stupido pretesto
per esser io per niente più richiesto
tranne esattori cui sfuggir m’appresto
m’andando a piedi sono poco lesto…
inutilmente il Fato ancor contesto.
¹: forestiero, straniero.
24/10/2025

Commenti
In quanto "mejo fico de 'sto cesto",
quant'è finzion per fare palinsesto
e quant'è ver tuo vivere modesto?
Difficil è, pur s'umile ed onesto,
digerire boccon così indigesto.
d'ogni parola che finisca in "-esto"!
Canonicizzo ancora e poi m'arresto:
non siamo antichi e quindi l'anapesto
tra i vari versi certo non l'assesto,
ma adesso che son giunto al verso sesto
chiudo le dita in un perplesso gesto
con uno sguardo ch'a dir poco mesto
sembra voler urlare «Che ci innesto
per continuare in monorima il testo?»
Un po' mi spiace… anzi: lo detesto
perché l'idea d'origine in codesto
sonetto era sconforto manifesto,
ma da giullare adesso mi travesto
e, come se a tenzone fosse chiesto,
con scudo frangifiamma in puro asbesto
d'altre rime improbabile ipertesto
(a costo di causar mental dissesto)
senza ragione ancora in "-esto" infesto.
Ogni significato poi calpesto
nel ricordar febbraio non bisesto:
«Duemilaventicinque -dice Ernesto-
un ventinove in più non glielo impresto!».
Potrei chiedere aiuto al dio Efesto
ma non volendo fare l'immodesto
nel verso ventisette infine investo
e d'un'ultima rima qui lo vesto.
l'incesto non l'intesto nel regesto!
non sarei mai capace di far questo!