Classico sonetto in endecasillabi canonici da recitarsi tutti a maiore raggruppati in quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
È l’abituarsi una gran iattura
che toglie meraviglia da ogni cosa,
che sia nero dolore o bella rosa,
che sia felicità o arrabbiatura.
Lento assuefarsi spegne quella cura
di cui la vita pare bisognosa,
rendendo l’esistenza assai noiosa
senza scintille dentro o fuori mura.
Temere come pur desiderare
oppure affascinarsi per l’ignoto
dà un senso a quel continuo respirare
anche sognando innanzi ad una foto.
Ma io non ho più voglia di remare
dacché m’abituai a questo vuoto.
08/02/2026

Commenti
Domani però ritroviamo la carica
Poesia che ho trovato veramente fantastica!
Complimenti e saluti.
Caterina