L’alba cuce la mia solitudine
al lembo sbeccato dei suoi silenzi
e così son mareggiata di sogni
appesi al filo della mia primavera,
poesia intrisa d’universo,
cateto del mio petto rubato
nelle tasche di una stella.
Le stanze del cielo
mi moltiplicano l’anima
in uno scherzo di luce
posato sul mio tempo infinito
e come una briciola d’orizzonte
mi confondo col mio nome,
apostrofo muto del tuo,
in una scheggia di nostalgia
rubata ai segreti dell’autunno.
