leggete Baudelaire, anzi, capitelo

capite la cipria

di cui si beano le guance ipocrite

delle madonne addolorate

guardate come colui che sbadigliando ingoiò il mondo

e lo risputò

rovesciando il calice di sauvignon

sulla mutandina bianca della pubertà

guardate chi per primo badò

alla consacrazione estetica

della puttana

chi per primo calò col dito

la lacrima melanconica sul ciglio

occhio eterno abisso

degli angeli esiliati

poi una sfogliata a Oliver Scharpf

che con lo schiaffo di dorso

ha consegnato uno specchio alla poesia

che finalmente si vide serva

ultima delle schiave

in lacrime caduta col suo pizzo nero e bianco

e il suo piumino per spolverare

ella si riconobbe serva che streca a terra

in una nube di singhiozzi

il pianto scosceso della propria condizione

serva che pulisce da cent’anni

il Martini versato

dopo il viaggio dall’oliva di un festino ad Hollywood

questa poesiola da scantinato

reclusa al mondo come le auto d’epoca

di un appassionato

questa poesiola portaborse

che sorride come una subrette a fine carriera

mentre passa il tappetto

a Wymbledon

e mentre che la sua mano compie la rotazione

sul pavimento di un maniero abbandonato

la sua pezza imbevuta di lordura

inghiotte una goccia del sangue

che le cola dal naso

Marinetti invece dovete leggerlo

perché fradici di supponenza

mai aveste l’ardire di andare oltre

il bang del cannone

leggete lui

riscaldatevi del suo fuoco reattore nucleare sempiterno

lasciatevi irradiare dal cavo elettrico

scintilla

torre gemella che implode

abbronzatevi coi funghi nucleari

moderni chiari

della sua luna trucidata

e leggete Sclavi

leggete il suo Dylan

cogliete i venti che trascinano le foglie

aerodinamicamente per natura atte

a confluire con l’estremità

del nostro occhio illagrimato

e solo allora potete permettervi

di allegare il lungo addio mortale

al bando

solo quando saprete danzare con la morte

senza mancare un passo

vi sarà concesso di partecipare al concorso pubblico

per le poste

solo allora potete pensare alla crociata per conquistare

il posto in banca

leggete Sclavi

e solo allora penserete a voi e al tutto

e vi incanterete nel riflesso di ogni porta in vetro semiaperta

del primo bar

allegherete la vostra visura istantanea

a qualunque “tutto bene”

e sarete maledetti, finalmente costretti

ora e per sempre, in virtù di spontanea astrazione

a compiere una rotazione in più della paletta

nel vostro caffè ormai tiepido

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Profilo Autore: Kenji  

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