Ho avvolto le braccia
intorno a me stesso,
ed ho stretto la presa;
la schiena costretta
come dentro l’armatura
di un armadillo.
E mi struggo
per l’amore lontano,
mi struggo
per aver tenuto
le tue fragili ossa
fra le mie fragili dita.
Due amanti, due complici
arricciati su di un fianco,
come le due metà
di un unico cuore.
Ho capito che l'amore
era quello che mi era vicino,
ed ho toccato la tua clavicola
con la punta delle mie dita
solo per trovare aria,
il respiro del tuo cuore.
Ho pensato che l'amore
fosse quello che mi era vicino,
ma oggi, a tremila miglia di distanza,
nel mio peggiore incubo,
tu, la mia compagna,
sei l'unica a sorreggere te stessa.
Ti vedo traballare sui tuoi tacchi
mentre pensi al concetto di distanza,
tremila miglia troppo lontana
perché io ti possa soccorrere.
Ci troviamo su un fianco
in questo inferno,
come un mezzo cuore
che di fronte ad uno specchio
diventa un cuore intero.
Mi trovo ad est; mentre tu,
guardando ad ovest,
in un turbine di vertigini,
speri per un po’ di sonno,
preghi perché la trottola si fermi.
I tuoi occhi in gabbia
guardano nello specchio,
cercano un cambiamento,
bramano una lontana speranza.
Come la terra, quando il mare
ci ruba le gambe e il sonno,
io oggi sono senza braccia
e perdonami
se non ti posso guidare.

Commenti
Si percepisce dolore forte e senso di rammarico forse per ieri.
Scritta con intenso sentimento.