Sboccerò nelle mie prigioni
come un fazzoletto di sole
in uno sbadiglio di dolore
eppure non sapevano
che una rosa si dona silenziosa
alla luce fioca dell’inverno.
Son matta, mi dicevano,
eppure non sapevano
che son neve che abbraccia l’estate,
pensieri in gola ad un binario cieco,
tormento interiore del ricordo,
mareggiata sempre accesa
fra i meridiani di giorni infernali.
Scrivevo di me
e non mi bastavo mai,
eppure non sapevano
che son io il dottore
delle mie pene senza nome
in questo battito d’universo
che nessuno colora più d’amore.

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