Verso l’infinito l’intarsio
frullio ad arco nell’ascesa in volo
Due solitudini divelte nell’assolo
madrepore recise all’indifeso
flusso aureo del cosmo:
non un arrivo a penetrare
lo scorrere del sentire,
non un nome a designare
l’inconfessato allo stupore,
ma incontro a confessione
senza paure o derisione .
La mia fragilità sul tuo cuore
com’inno di giglio all’altura
la forza della resa al pianto
come ferita scarnifica di cosmo
piegata all’istante incontro
dal timore al confronto
dal dialogo al perdono
conservato nell’essenza estrema
della paura guantata d’oblio.
Senza filtri, rivestimenti o corazze
una lotta d’occhi negli occhi
e mani tese all’accoglienza,
solitudine nella solitudine
a specchio di linfa
senza giudizio o distacco
veleggiando armonie dipinte
sull’arazzo liso del tempo.
Sensi accoglienti d’empatia
sino a divenire verginità
vittorie d’intimo spirito
danza di nudi emotivi.
La vita ha la forza del parto
il coraggio del sorriso, il sogno
il sole nel dolore, l’amore.

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