Simile a mimosa pudica
ti sottrai al tatto:
non schiusa come guscio aperto,
ma ritratta.
Il vento sinuoso e morbido ti confuse:
ti carezzò e tu fidandoti t'apristi.
Lasciasti che ti carezzasse il volto
e ti scompigliasse i lunghi capelli.
Ascoltavi il mare nelle conchiglie
e ti beavi.
Non avevi fretta: verde era la tua età.
Fu il vento che percuotendoti
ti strappò la folta chioma,
ti lacerò le vesti
e come un violento uragano...
ti penetrò.
Rosso porpora son ora le tue labbra,
come vellutata pesca le tue gote.
Ma la sofferenza ti indurì
e per difesa affilasti le unghie.
Ora sei di spine cosparsa:
coi tuoi graffi rilasci
stille sanguinanti.
Bella, profumata e intoccabile.
Fu il vento che schiaffeggiandoti
tinse di rosso il tuo viso.
Fu la luna che ti sbiancò il viso.
Fu la pioggia che ti lavò
gli ignudi seni
e i morbidi fianchi
sporchi di fango.
Ora non ti lasci toccare:
rilasci odio misto ad amore.
Eppur sei sempre rosa bella...
con tante spine...tanto dolore.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Commenti  

Antonio Crispino
# Antonio Crispino 29-04-2023 10:30
Bella, complimenti!
Aita Carla
# Aita Carla 21-06-2023 13:00
Bella metafora, carezze i passaggi come delicatezza e morso di rosa.

Carla

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