Guardavo dritto, con lo sguardo perso. Correvo senza controllo per le vie del paese. Mi fermavo ogni tanto e mi levavo quelle sporche gocce di sudore dalla fronte. Non mi calmavo più: il fiatone dominava i miei respiri e le mie gambe si piegavano dalla stanchezza.
Poco dopo, mi trovai come un sasso, al centro della piazza, tra i suoni delle campane. Mi bloccai a riflettere, ma non pensavo a nulla. In questa situazione, toccai con convinzione il fardello che portavo sulle spalle: fardello di esperienza, direi.
Feci per svenire, ma riuscii per tempo ad appoggiarmi ad una parete. Alzai lo sguardo: una statua di pietra mi fissava, seguendomi con gli occhi nella sua febbrile immobilità. Un terrore angoscioso mi assalì e io abbassai gli occhi nella mia debolezza. Feci un passo, per avvicinarmi di più a lei. Non so bene le motivazioni di questo gesto, ma restavo affascinato da questa imponenza che a dir il vero mi spaventava. Mi bloccavo davanti a questa immensità e non riuscivo a osservarla per più di un minuto filato: si sbarravano le mie palpebre ed io ero costretto ad abbassarle.
In realtà, mi fissavo con una targhetta bianca, incollata al pietrone che sorreggeva il monumento. Scorrevo velocemente i nomi che stavano scritti su di essa e mi balzava all'occhio qualche data. Ma chi erano questi? Mah, forse erano i caduti delle guerre mondiali: minuto di silenzio...
Sentii un vento freddo alle spalle: rabbrividii in un istante. Voltai timidamente il capo e mi trovai di fronte una figura indistinta, forse spettrale. "Ehi Diego", sentivo. Mi guardai di nuovo intorno: non c'era un'anima viva. Molto perplesso, mi avvicinai alla statua e raccolsi un fiore da terra, forse una margherita. Sentii di nuovo una voce robusta echeggiare nella piazza: "Ehi Diego. Come mai non ti allontani dalla mia ombra?" mi chiese con tono solenne. Io risposi, senza neppure sapere a chi mi stavo rivolgendo: "Eccomi! Ehm sì osservo una nobile statua, il ricordo dei caduti. Ma come può un pezzo di pietra chiamarmi col suo timbro di voce?" Un piccolo tocco sulla spalla: mi girai di scatto ed iniziai a sudar freddo; un bianco ectoplasma mi fissava con sguardo spaventevole e io tremavo in silenzio, a testa bassa.
Mi allungò una mano sulla spalla e mi disse: "Sono la statua, un caldo uomo di pietra che si innalza con orgoglio tra queste mura. Tengo la lancia in onore di tutti i tuoi compaesani cancellati dalle guerre mondiali. Mi presento così a tutti coloro che si avvicinano alla mia carcassa inorganica. Voglio dimostrare che io resterò viva, finchè qualcuno mi verrà a trovare!" Bene, avevo rotto il ghiaccio ed ero già più rilassato; feci un respiro di sollievo e allungai la mano verso quella figura: fuggì dalle mie dita, urlando: "Io ti proteggerò: tu sei stata la persona che più si è fermata davanti a me! E ora tieni quel fiore e bada bene di non perderlo..."
Detto ciò, svanì nel nulla, lasciandomi solo e perplesso con una margherita in mano...
Poco dopo, mi trovai come un sasso, al centro della piazza, tra i suoni delle campane. Mi bloccai a riflettere, ma non pensavo a nulla. In questa situazione, toccai con convinzione il fardello che portavo sulle spalle: fardello di esperienza, direi.
Feci per svenire, ma riuscii per tempo ad appoggiarmi ad una parete. Alzai lo sguardo: una statua di pietra mi fissava, seguendomi con gli occhi nella sua febbrile immobilità. Un terrore angoscioso mi assalì e io abbassai gli occhi nella mia debolezza. Feci un passo, per avvicinarmi di più a lei. Non so bene le motivazioni di questo gesto, ma restavo affascinato da questa imponenza che a dir il vero mi spaventava. Mi bloccavo davanti a questa immensità e non riuscivo a osservarla per più di un minuto filato: si sbarravano le mie palpebre ed io ero costretto ad abbassarle.
In realtà, mi fissavo con una targhetta bianca, incollata al pietrone che sorreggeva il monumento. Scorrevo velocemente i nomi che stavano scritti su di essa e mi balzava all'occhio qualche data. Ma chi erano questi? Mah, forse erano i caduti delle guerre mondiali: minuto di silenzio...
Sentii un vento freddo alle spalle: rabbrividii in un istante. Voltai timidamente il capo e mi trovai di fronte una figura indistinta, forse spettrale. "Ehi Diego", sentivo. Mi guardai di nuovo intorno: non c'era un'anima viva. Molto perplesso, mi avvicinai alla statua e raccolsi un fiore da terra, forse una margherita. Sentii di nuovo una voce robusta echeggiare nella piazza: "Ehi Diego. Come mai non ti allontani dalla mia ombra?" mi chiese con tono solenne. Io risposi, senza neppure sapere a chi mi stavo rivolgendo: "Eccomi! Ehm sì osservo una nobile statua, il ricordo dei caduti. Ma come può un pezzo di pietra chiamarmi col suo timbro di voce?" Un piccolo tocco sulla spalla: mi girai di scatto ed iniziai a sudar freddo; un bianco ectoplasma mi fissava con sguardo spaventevole e io tremavo in silenzio, a testa bassa.
Mi allungò una mano sulla spalla e mi disse: "Sono la statua, un caldo uomo di pietra che si innalza con orgoglio tra queste mura. Tengo la lancia in onore di tutti i tuoi compaesani cancellati dalle guerre mondiali. Mi presento così a tutti coloro che si avvicinano alla mia carcassa inorganica. Voglio dimostrare che io resterò viva, finchè qualcuno mi verrà a trovare!" Bene, avevo rotto il ghiaccio ed ero già più rilassato; feci un respiro di sollievo e allungai la mano verso quella figura: fuggì dalle mie dita, urlando: "Io ti proteggerò: tu sei stata la persona che più si è fermata davanti a me! E ora tieni quel fiore e bada bene di non perderlo..."
Detto ciò, svanì nel nulla, lasciandomi solo e perplesso con una margherita in mano...
Commenti
La lettura è molto fluida e allo stesso tempo fa riflettere.... Ora aspetto il continuo :) !!!