… Solo davanti ad un corpo vestito di morte, che ha lasciato i respiri della sofferenza umana, tra quelle lenzuola sulle quali, ora, poggiano occhi di compassione e, più o meno, di dispiacere; davanti a quel corpo sbiancato dalle verità della vita, non sempre e non tutti, rispolveriamo questo profondo sentire.... Poi, di nuovo, giriamo le spalle e ce ne dimentichiamo.
Se potessimo svegliarli, questi silenzi, vestirli di luce. Se potessimo plasmarli e dar loro una forma, vestirebbero di consapevolezza, della verità del cuore che non sappiamo, o non vogliamo, ascoltare. Potremmo scoprire la profondità vera dell’anima, capire che la vita è adesso e che bisogna lasciare anche segni tangibili e validi.
… E c’è questo tempo che, scorrendo, non lascia spazio vuoto, consuma le ore che vanno senza fermarsi. E ci siamo noi e il nostro riflettere che, alla fine, abbraccia sempre lo stesso straccio di pensiero, la solita magra conclusione: ora non voglio pensarci!…. Conclusione di comodo per non rispolverare responsabilità e doveri, per non guardarsi veramente in faccia. E ci dimentichiamo del tempo che fugge e ci calpesta!....
Proverò a spararmi nel cuore raggi di sole, che impolverino la meschinità e le inutilità di questi miei giorni, del mio essere fragile. Cercherò di alleggerire il cammino cogliendo meglio senza mentire. Voglio cominciare da un sorriso e con esso seppellire le asce perché, infondo, abbiamo bisogno di ridere e sorridere!…
Siamo seri, per favore. Sono altri i fantasmi di cui aver paura e questi si trovano nella realtà e non in altri mondi. Da questi bisogna guardarsi ! Già…guardarsi…se ti accorgi della loro presenza, non come capitò a me parecchie primavere fa quando, ancor giovane e sfaccendato (… o affaccendato male, scegliete voi !), avevo deciso, insieme ad un cugino di aprire un’attività che desse sfogo anche alla mia prorompente vitalità. E quale migliore attività c’era se non quella di gestire una discoteca con ristorante annesso ? Nessuna che potesse calzarmi meglio ! Bene. Poiché seguivo con attenzione l’andamento della stessa, sacrificavo la mia presenza in famiglia e presso la mia fidanzata, per cui decisi, una sera d’invitare a cena le donne della mia vita : mia madre, mia cognata, ultimo arrivo in famiglia e da poco sposa a mio fratello e, non ultima, la mia fidanzata. Feci preparare un tavolo davvero speciale e chiesi al maitre di non essere disturbato, per quella sera. Tutto stava andando per come avevo stabilito e si leggeva la soddisfazione delle convitate dai loro sguardi. Ne ero felice. D’un tratto il maitre richiama la mia attenzione. Mi alzai, mi avvicinai a lui e gli chiesi il motivo dell’agitazione che lo aveva preso. Mi spiegò che una signorina voleva parlarmi e non riusciva più a trattenerla. Mi disse che non era italiana. Lo invogliai, cercando di rincuorarlo, a farla entrare, non c’era nulla di cui aver paura, non era mica un fantasma ! E invece lo era ! No…cioè…i fantasmi non esistono e non bisogna averne paura, come dicevo prima, ed invece…invece quando vidi il soggetto attraverso i vetri dell’ingresso, cominciai a dubitare delle mie certezze. Non potevo credere che Lei…cioè Lui…il fantasma insomma, si dirigesse, correndo, verso di me, che mi ero accasciato sulla sedia, mi buttasse le braccia al collo e mi stampasse un bacio in bocca. Mi divincolai come potei, ma ormai la frittata era servita e non era certo un piatto opera della cucina del mio ristorante ! Quando riaprii gli occhi ringraziai il cielo di essere ancora vivo ma gli occhi delle mie tre ospiti non lasciavano presagire nulla di buono. Mia madre, poverina, mi guardava schifata, ma in fondo orgogliosa dei miei successi con l’altro sesso, mia cognata, siciliana, era la più indignata e non faceva altro che sussurrare all’indirizzo della mia fidanzata la stessa frase : “Ma come si permette !! E tu, non dici niente ?”. Ma quello che mi provocò un vero brivido, si, più delle dita della giovane francesina che avevo appiccicata addosso che carezzavano dolcemente il mio collo, fu la silente indifferenza della mia donna che non lasciava presagire nulla di buono ! Non una smorfia, non un segno di rabbia. Nulla, indifferenza e basta. Anche quando la mia amica si mise a sedere sulle mie gambe. Scambiai con lei qualche parola, qualche perentorio invito a smetterla, in francese. Spiegai ai miei familiari che l’avevo conosciuta anni prima ed era passato un bel po’ di tempo da quando non ne avevo notizia. Si era materializzata ora, all’improvviso, proprio come un fantasma ! Quindi, la feci alzare dalle mie gambe e l’accompagnai alla porta con la promessa che ci saremmo visti in seguito. Mi sembrava di stare in una sauna visto il mio sudare in quei momenti “concitati”. La serata finì lì. Le donne della mia vita decisero di andar via decisamente incavolate. A me toccò l’onere di riaccompagnare la fidanzata a casa. Pensai che, durante il tragitto avrei subito una dura reprimenda e mi preparai mentalmente ad affrontarla. Sperai tanto che lei non volesse prendersi la solita “pausa di riflessione”, l’amavo troppo. L’amo ancora, tutt’oggi che è mia moglie. Tuttavia si dimostrò distaccata, come nulla fosse successo.
- Dovrai accompagnarmi fin su, al secondo piano del palazzo. C’è stato un guasto e manca la luce per le scale ed io ho paura. – mi disse, con fare indifferente.
- Paura ? dei fantasmi, forse ? – risposi ridendo, con la speranza di stemperare la tensione.
- Già, dei fantasmi, appunto. Vedi, i miei fantasmi, a differenza dei tuoi, non si materializzano mai ! Sono impalpabili, eterei e meno “carrozzati” del tuo. No, no…e parlerebbero in italiano e senza erre moscia. E poi, li ho convinti a limitarsi a farmi paura e non a pretendere che io mi sieda sulle loro gambe, per cui non escono mai allo scoperto se non sono io a volerlo. Insomma, sono entità discrete. Ma stai tranquillo e… attento, perché un giorno, cioè…una notte, potrebbero palesarsi e portarti il conto, un conto molto salato, solo che io lo volessi.
Proprio un umano, una di quelle solite notti, mentre quel "segno di fuoco" era dormiente, si avvicinò un po', e pensò finalmente di aver sconfitto quella forza della natura, o almeno di aver conquistato e sottomesso il suo rifugio selvatico.
In realtà, non sapeva, di non controllare la vita di quell'animale "ferito", e nemmeno la propria.
Al sorgere del sole, si scontrarono ancora, la ragione e la natura, perché l'umano aveva oltrepassato la barriera segreta di quell'essere ora prigioniero, che non si stancherà mai di lottare per riavere il suo spazio vitale. Sono sbarre fisiche erette dall'uomo, con cui è stato rinchiuso il leone o un suo simile.
La ragione umana è limitata al punto da non conoscere i limiti: chi la possiede, non conosce il significato di prigionia per altri, all'infuori della possibilità di prigione per sé o per suoi simili.
L'umano così, non sa qual è il senso della libertà, che un animale selvatico cerca..
Ciò che l'uomo ha chiamato "insostenibile leggerezza dell'essere", (interpreto così): è insostenibile per l'uomo che usa la ragione, invece per l'essere, quella leggerezza è al contrario norma di vita, e libertà "selvatica" di decidere per il proprio benessere, capendo e assecondando la natura.
Se l'uomo impone dei limiti ad animali diversi, si crea inevitabilmente un rapporto conflittuale, che genera uno scontro "tra natura e ragione".
Se invece egli pone dei confini oltre se stesso e il suo mondo, succede una cosa totalmente differente:
in qualche modo crea il mondo (già esistente) al di là del suo, ne percepisce l'esistenza senza il bisogno di attraversarlo, ed è subito tranquillo, con la coscienza di non essere più prigioniero.
Con una sorta di illusione, di conoscere al di là del sentiero tracciato, perché egli ha stabilito una specie di patto/ alleanza con la terra straniera.
L'umano la "conosce" perché ne conosce bene i contorni/lineamenti, infatti ha tracciato egli stesso i confini,
gli stessi sia per il proprio terreno, che per la terra oltre il confine, che non vorrà mai varcare.
Inquieto, amaro assumo.
Pel muto… ingenuo!
<=> <=> <=>
Versi (stile haiku1-4-6) nati da un pensiero di Edgar Lee Masters, poeta, scrittore e avvocato statunitense del 1900:
“La lingua è magari un membro indisciplinato ma il silenzio avvelena l'anima”.
Le persone che sopportano il raffreddore sono nobili, una volta una ragazza aveva il naso così chiuso da non riuscire nemmeno a prendere fiato, ce ne stavamo abbracciati in una fila troppo lunga e lei respirava con la bocca. Mi piaceva il sapore del suo respiro, credo almeno tanto quanto a lei piacesse la mia “presenza” sulle chiappe. Forse è proprio così che mi sono preso il raffreddore, che per me è una sciagura simile a farsi fregare l’auto, prendere una multa di 200 euro, dover lavorare di domenica.
Quando io prendo il raffreddore faccio soltanto due cose: bestemmio e aspetto che finisca. Me sto li, con una faccia che farebbe fuggire Papa Francesco a gambe levate al primo sguardo, ammesso che riesca a darmelo uno sguardo tra i fazzolettini che mi avvolgono. Il mio naso è rosso, quasi scarnificato, perchè soffio, soffio e soffio fino a che tutta quella poltiglia gialla non viene fuori. E ora sono qui, seduto, avvolto dai kleenex e con il catarro che mi arriva nell’anima a pensare che vale sempre la pena abbracciarsi, anche quando porta a sciagure come questa.
C'è un'armonia infallibile nell'universo
nel movimento delle stelle
nel destino delle creature
nella logica degli istinti
nei cicli delle stagioni
nel ritmo stesso
del giorno e della notte...
L'alba, così fresca e color pastello,
sembra l'infanzia della vita
Il mezzogiorno, violento e colorato,
richiama la giovinezza insolente
Il tramonto, quando l'aria si fa grigia
e i rumori si placano,
ricorda la saggezza della maturità
Poi, arriva il buio della sera
e l'immobilità della notte...
come la vecchiaia e la morte
Ed io non ci sto ! Proprio ora che avevi risvegliato in me l’ardore giovanile e mi ero accorto di essere vivo e di voler vivere, vuoi tagliare il cordone ? Potrei pensare che ti sei voluta prendere una rivincita sul fatto che, anni fa, io fossi sparito. Non lo faccio perché so che sei una donna matura e gli intrighi non sono nelle tue cose. Allora resterò sempre in attesa che la lucetta rossa si accenda e tu sia pronta a dedicarmi tutte le dolcezze proprie di una donna. Voglio di nuovo risentire fra le mie mani, le tue. Voglio ancora coccolarti come una volta. In fondo…eri piccola, così.





