
Finalmente è davanti ai miei occhi. Mi trovo infatti alla famosa galleria d'arte in cui è esposto.
Me lo immaginavo molto più grande, quasi maestoso; invece eccolo qui, quasi sparisce nella parete di mogano a cui è appeso.
Quasi.
In realtà attira il mio sguardo più di una calamita. Istintivamente allungo una mano verso l'orologio più grande, chissà che sensazione proverei afferrandolo, ho la vaga impressione che sia fresco e lievemente gommoso, come la pelle dei delfini.
Il colore è steso così bene, che mi pare di vedere anche le lancette girare.
Le lancette girano?
Devo aver visto male, probabilmente è stato il riflesso della luce della galleria, sono molte ore che mi trovo qui dentro, magari ho avuto un capogiro.
Mi avvicino ancora un po' .
Sento formicolare tutti i muscoli del viso e improvvisamente vengo risucchiato all'interno del quadro, come se dall'altra parte ci fosse qualcuno intento a sorseggiare una bevanda con la cannuccia, e al posto del liquido, avesse tirato su me.
Riapro gli occhi e mi ritrovo con la faccia premuta sulla sabbia rossastra. Accidenti, sono passato realmente dall'altra parte della cornice.
Mi alzo e cerco di ripulire i miei vestiti che, grazie al grosso polverone che ho alzato arrivando qui, hanno assunto una lieve sfumatura rossa. Cavoli, questa maglietta era nuovissima spero che il colore se ne vada via. Mi guardo intorno.
L'unica cosa che scorgo sono le alte montagne brulle alla mia destra. Per quanto riesco a vedere sono piuttosto spoglie, sui toni caldi delle terre d'Africa. L'unica parvenza di vegetazione è data dal riflesso verdastro che si vede sulla cima; magari lassù cresce un po' d'erba.
Il paesaggio è piuttosto inquietante, e questa sensazione è resa ancora più potente dal suono sinistro che sento. E' come il ticchettio delle lancette di un orologio, inframmezzato da una strana melodia ritmica che pare prodotta da un gigantesco xilofono. Note leggere, argentee: non mi è di consolazione, l'effetto complessivo è comunque da film horror.
Ho bisogno di bere e scorgo in lontananza un luccichio, probabilmente creato dal riflesso del sole su di uno specchio d'acqua. Mi incammino accompagnato dai suoni sinistri e dal serpeggiare del vento intorno ai miei vestiti sporchi.
Arrivo allo specchio d'acqua, anche se mi devo ricredere; è soltanto uno specchio , dell'acqua neanche l'ombra.
Cosa diavolo ci fa uno specchio gigante nel deserto? Appena formulata la domanda mi sento sciocco, del resto è un quadro di Dalì la logica in questo luogo è probabile quanto trovare un tè al gusto di acciuga.Rinuncio a dissetarmi. Smetto anche di cercare di pulirmi, stupido spreco di energie visto che, in questo luogo, si alzano improvvise folate di vento che contribuiscono a donarmi sempre più sfumature color fragola.
Strano, è come se il quadro volesse farmi sparire nel grande deserto.
Mi sento un intruso.
Nel frattempo mi accorgo che il ticchettio è aumentato di intensità, forse mi sto avvicinando agli orologi. Mi metto a correre speranzoso, magari là troverò un modo per tornare nella vita reale. Finalmente li vedo, eccoli davanti a me! Il rumore qui è davvero insopportabile ma mi avvicino alla strana piattaforma su cui sono adagiati i marchingegni temporali. Faticosamente mi ci arrampico sopra.
Uno sembra proprio uno di quegli antichi orologi d'argento da taschino. Il bussolotto è color ambra con strane pietre nere vibranti che mi ricordano gli scarabei egiziani. Il ronzio che produce è vagamente sinistro, come quello che si avverte vicino ad un alveare di api arrabbiate, quindi mi allontano rivolgendo il mio sguardo sull'orologio che sta scivolando dal parapetto.
Sembra sul serio una fetta di formaggio caldo squagliato. Mi pare di ricordare infatti che Dalì abbia preso l'ispirazione per questo quadro a cena, mangiando del Camambert filante.
Prendo coraggio e afferro il bordo dell'orologio: è come toccare della gomma flaccida ricoperta di gelatina trasparente.
Riposiziono il quadrante viscido per terra, cercando di risistemarlo nella stessa posizione, non voglio certo mettere in disordine un quadro così famoso. L'orologio però non vuole collaborare; mi scivola dalle mani, e per quanto cerchi di stenderlo sembra divincolarsi.
In quello stesso istante la figura a terra , che a prima vista ricorda un cavallo, si riscuote e apre l'occhio dalle lunghe ciglia. E' un pezzo di un viso, riverso nella polvere scura del terreno e mi sta fissando con vaga ironia:
«Sciocco umano, pensi sul serio di poter comandare il tempo? Non puoi afferrarlo ne stringerlo, tanto meno, costringerlo a fermarsi! » Detto questo, con un ultimo intenso sguardo superbo e critico , l'occhio si richiude e il “quarto di faccia” torna inanimato.
Come dargli torto, aveva ragione, stavo giocando con qualcosa di molto più grande di me.
Lo stesso autore si era dilettato a rendere ridicolo il tempo, squagliando quegli orologi, e questo gli aveva tirato un brutto scherzo: di lui non era rimasto che un quarto di viso e il resto si era perso nella memoria, cancellata dal girare perenne delle lancette.
Decisi allora di mollare il quadrante, avrebbe deciso da solo come sistemarsi.
Accennai un inchino nella sua direzione e dissi : «Mi scusi Signor tempo. Noi uomini dall'alto della nostra supponenza siamo convinti di poter disporre di lei in maniera illimitata, cerchiamo ogni giorno di rallentarla e troppe volte la reputiamo noiosa. Ci sbagliamo, chiedo umilmente perdono a lei che decreta il valore di ogni cosa. Grazie con tutto il mio cuore, senza di lei a ricordarmi che la vita ha fine, non potrei amare niente ».
Probabilmente il Tempo non attendeva altro che le scuse del genere umano, visto che dopo il mio discorso con un cenno imperioso della lancetta, decide di rispedirmi indietro.
Eccomi qui, di nuovo in piedi nella galleria d'arte, intento a fissare con aria inebetita il piccolo quadretto.
L'altoparlante mi avverte che mi rimangono solo 15 minuti prima della chiusura. Ho poco tempo. Sorrido, pensando che in presenza delle passioni, il tempo sembra seguire la velocità della luce, un battito di ciglia.
Faccio un cenno di saluto verso il quadro, e me ne torno a casa.

Commenti
dovresti darmi un po' di ripetizioni...