Cieca ho sognato e intrecciato
il mio tempo al suo egoismo.
Persa nella profondità di un etereo sguardo
ho amato tanto, senza riserve,
e trasportata da calde vibrazioni
ho vissuto spazi inesplorati.
Strano modo, però, il suo d’amarmi
e mentre il tempo, da maestro,
accompagnava gli anni,
le sue parole, quali dolci gemme,
divennero lividi tra le pieghe dell’anima
e le violenti mani scavarono solchi
di profonde ferite in petto.
Incomprensibili e martellanti quelle parole,
inspiegabili i divieti e le minacce
e insopportabili gli insulti e le percosse,
fino all’ultimo mio alito di vita.
Così un dì volai anch’io al confine
tra la storia e il cielo, ancor giovane e bella,
corpo trafitto dalla vile mano.
Quella stessa mano che per mille volte
le mie calde labbra teneramente baciarono.
Ora all’ombra dei miei profondi occhi,
rileggo, dall'al di là, il diario in cuore dei ricordi
e riposano sopiti i miei sogni di vita.
Profilo Autore: Cosetta Taverniti  

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