Posso fare tantissimo male io
quanto basta per saper giocar
con le parole.
Posso salire sull'albero io
e scrutare oltre i confini,
fino a Riohacha.
Posso sognare di Aracataca
e misurare il tuo amore
con i carati del carrubo.
La Mauvaise Réputation,
Les Amoureux des bancs publics,
e il cimitero dei poveri du Py.
E De Andrè, e Michail Bakunin,
l'anarchia, Kropotkin, Malatesta,
e il fuorviante canto delle sirene.
E poi ancora José Arcadio Buendía,
Macondo, Melquíades, e Rebeca,
con il pollice infilato in bocca.
La mia infanzia, Marquez e Brassens,
e quei quattro impulsi primari
che mi hanno rovinato.
La nutrizione, la continuità della specie,
il saccheggio e la compassione:
il mondo è, e basta.
Posso farmi tantissimo male io
quanto basta per saper giocar
con i pensieri.
Perché come diceva Cioran, la vita,
più che una corsa verso la morte,
è una disperata fuga dalla nascita.

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