Dimmelo in lingua accadica che mi ami ancora,
imprimilo sulla pietra con scrittura cuneiforme:
e dillo agli dei, nel tuo arcaico dialetto semitico.
Nella terra fra i fiumi semineremo altro amore,
e dai piani alti del nostro ziqqurat, piangeremo,
rideremo, e fissando il cielo chiederemo aiuto.
Non sono Assiro, Sumero, Persiano, Babilonese,
non sono il re, non sono astrologo, sono l’oggi,
e se saprai sperare, sarò anche l’uomo che ama.
Sei stella a cinque punte tu, in proporzione aurea,
ed io un povero tombarolo, predone e ladrone,
ridotto al saccheggio da forze più grandi di me.
Mia Shahrazād, io ti amo dagli albori del tempo,
e non diventerò mai come Shāhrīyār il Tartaro,
non ci saranno inutili e vane storie nella storia:
sarà senza inganno che ascolterò quelle fiabe.
Anche se tu già lo sai che non sarà per sempre,
e che l’amore durerà solo per mille e una notte.

Commenti
Ciao, caro Charlie.
Felice tu abbia gradito, in effetti questa mi è costata pensieri un po' strani del solito... Però rileggendo tutto fila, quello volevo dire!
Quante persone si saprebbero accontentare di meno giorni e meno notti purché amore vero e grande sia.
BELLISSIMA