agitata da pugni
sopra ring
di scatenate
emozioni
Rabbia sfogata!
Vita colpita!
Una brutale
rivincita
segnata da corde
che delimitano
il campo
di un destino,
con
mani rotte
per spaccare
i tanti ghigni
frantumare impersonali
maschere
che ridevano
di amare
stentate
esperienze
che ora
appaiono
come pallidi
demoni
nei corpi
di avversari
abbattuti
dalla rabbia
di un pugile.
dall’occhio stanco
dolorante sgorghi
scivoli lentamente
piatta su di un tavolo,
t’assorbe
quasi il tempo che scorre
nulla sei per l’indifferenza
regnante,
una farfalla ti scorge
nel tuo lago si disseta
ti prende per mano
sul ramo ti conduce
dove il fiore nuova dimora
non rifiuta,
il canto della cicala ti culla
mentre nella polla
teneramente fai ritorno.
Antiche sono le parole
custodite nel cuore
da così lungo tempo che più non ricordo
forse da sempre e per sempre
non dette non espresse
Col tempo mutano in cemento armato
il silenzio è una difesa per la paura
di far male a chi ami
ma il male lo fai solo a te
Dal cuore le parole arrivano alla mente
percorrendo l'autostrada che gli organi
congiungono tra raccordi, uscite ed entrate,
in poltiglia va il cervello
ti chiamano folle, fuori di testa
perchè ripulisci quel sudiciume
tagliando la pelle come fosse carta
E diventa lago di sangue ai tuoi piedi
sangue reso chiaro dalle lacrime
ad esso misto rumorose
come gocce di pioggia in una pozzanghera
ciò che tu sei, dove la gente infila i piedi schifata
Madre l'egoismo che da sempre è tuo
non è venuto meno con gli anni
anzi più spinoso è ancora come un roseto fatto di spine
i petali son caduti seccati da tempo
non ne rimane nemmeno il profumo ....
Con tutto il rispetto ed il bene che ti voglio
tacere più non posso, un martello pneumatico
mi ha liberato dal cemento armato
ed ho cantato finalmente ora che sono donna
ora che i cinquantanni ho superato
e più la tua bambina non sono o non lo sono mai stata
Non chiederò scusa, non ho sbagliato io
e non per presunzione, l'avvocato ne ha le prove ….
alla giuria il verdetto …. sono certa di essere assolta ...
mentre soffoca l’attesa
e battono le parole sui passi
sgretolando i toni del tramonto.
Parole, poste sulle lacrime
sulla fragilità di una vita nel buio
e l’imbarazzo del silenzio
che penetra, celando l’euforia.
Parole. Solo parole senza note,
che solcano e bruciano la logica
ingerendo le offese, nel dolore
senza Giustizia, né Legalità.
ma pochi offrono ristoro:
pretendo pane per gli affamati.
Molti parlano di speranza
ma pochi infondono fiducia:
pretendo ottimismo per i rassegnati.
Molti parlano di giustizia
ma pochi si comportano con equità:
pretendo imparzialità per i diseredati.
Molti parlano di carità
ma pochi danno briciole di bontà:
pretendo misericordia per gli indigenti.
Molti parlano di povertà
ma pochi s’avvicinano ai bisognosi:
pretendo dignità per i poveri.
Molti parlano di felicità
ma pochi regalano gioia:
pretendo serenità per le anime assopite.
E per tutti pretendo
certezze di sogni
tra disincagliate libertà.
contro mattoni
di vita posticcia
contro voci
sguaiate blateranti
ingiunzioni
contro il bigotto
salutismo di vite
ordinate,
virare in folle volo
lanciato, radente
il limite
di un’ossessione
artistica perduta
nel suono colorato
di pastelli
di carta,
superando
distopiche evidenze
di realtà
cementificate.
Quante volte il calessino arrivava fino al punto
e i pensieri ossigenati volavano a ritroso
percorrendo quella strada ancora vergine,
respirando aria buona di erba bagnata,
Impossibile valicare quella linea,
solo un pazzo l’avrebbe scavalcata.
Verso destra sfilava il manto dorato del grano,
più all’orizzonte la verde pineta rinfrescava la vista.
Vita mia, solo mia, inviolabile al traffico feroce!!!
Via lo stress dal mio quadro salutare.
Poi un giorno la notizia che più infausta non poteva arrivare:
cubature di cemento assassino
avrebbero violato quella gioia.......
vai gli alberghi, vai i mostri commerciali,
vai la civiltà progresso!!!
Quale mente perversa può ideare
questo scempio di morte naturale,
quale spettro civile può esser questo
se sacrifica la gioia della terra!
Civiltà la chiamano gli inetti,
assassinio del mondo lo chiamo io
piumate volano
sopra il vento
dell’odio,
da lieve meschinità
accompagnate
con artigli ingordi
violano la carne
dei miseri
gettando corpi
dentro ansimanti
calderoni
di fuoco.
Avide arpie
rapiscono umanità
stracciata, perduta
ad inseguire
inganni di filigrana,
suadenti
planano su
deserti industriali,
tombe alcoliche,
mausolei di siringhe.
Prone davanti
templi d’oro e
faraoni indecenti,
attaccano gli schiavi
spargendo sale
su ferite di cuori
schiantati.
color pastello dipinta,
sconvolta da
boati di cannone
abbandonata
alla disperazione
di sogni divenuti
croci, seppelliti
in una
fossa coperta
di sabbia
color seppia,
villaneggiata
dalla rotta
che dall’Ebro
ha scalfito
il suolo di Madrid
disperdendosi
in una mesta marcia.
Bagliori dal fronte
caricano d’angoscia
animi impietriti,
nuvole ammassano
esasperazioni
schiacciate
dentro un
treno fermo
al confine.
SENZA CURARSI DELLE CONSEGUENZE,
MA POI A RIPARARE IL DANNO
SI RIMANE DA SOLI SENZA AIUTO ALCUNO.
SI GIUDICA SENZA SENTIR FAVELLA,
TUTTI LO FANNO, DALL'AMICO AL NEMICO
DAL COLLEGA AL PASSANTE,
MA NESSUNO RIPARA E SCAGLIA PIETRE
PUR AVENDO PECCATO.
SON GIUDICATO DA CHI MI FA RIBREZZO,
DA CHI HA VISSUTO SENZA DIGNITA'
NON CAPENDO UN CAZZO DELLA VITA.
E' FACILE FAR LA MORALE
QUANDO LA DIGNITA' S'E VENDUTA
PER UNA POSIZIONE E NEL PRIVILEGIO SI VIVE,
SALVO POI TACER SU CHI MEMORE DI SE STESSO
INFANGA LA MEMORIA E GLI ALLEGRI DIVERSI.
ALLA FINE VAGO TRA GIUDIZI
STESI DA INCOSCENTI E POVERI FESSI,
VESTITI COME SOLDATINI
MA NELLA VITA SOLO UNA FARSA DI SE STESSI.
ML GIUDICATO NEL FINALE DI UN FILM
CHE NON GUARDERA' MAI NESSUNO,
SARO' IO A PRONUNCIAR
IL GIUDIZIO UNIVERSALE.
Una compagine di burattini
d'acciaio
popola questa terra
dove i fiori sono di vetro
fiumi di un azzurro stanco
aria asfissiante
inutile a polmoni d'acciaio
Sempre in coda
ovunque si va
un numero rappresenta
ogni essere
i sentimenti morti
nei cuori metallici
Un popolo falsamente libero
manipolato
da leggi che cantano
promesse false
sale il malcontento
perchè una parvenza d'anima
sopravvive
nei burattini d'acciaio
La fregatura è,
se avviene una rottura
di un qualsivoglia organo
di questi uomini-robot,
estinti i pezzi di ricambio
perchè di vecchia fattura ormai
ed il debito pubblico
è immenso
niente soldi per nuovi ricambi
Si raccoglierà un giorno
avanzi di ferraglia
per le strade di fango
l'asfalto sciolto da
lacrime infuocate di occhi robotici,
rimasugli di anime
voleranno via
I cosiddetti falsi Dei
sorrideranno
tra strette di mano
soddisfatti
“la terra è pulita ora”
una pacca sulla spalla
per il buon lavoro svolto
Ma gli uomini
che fine hanno fatto?
Che importa
il debito pubblico
è salvo!!!





