In una casetta
In una casetta sulla cima del monte,
viveva una fata con la sua cagnetta,
con semplici gesti, senza tante parole
passavano i giorni in buon' armonia.
Di primo mattino curavan la terra,
il cane zappava e la fata piantava,
il sole furbetto con raggi discreti
scaldava i germogli ancora sopiti.
Splendidi fiori di tutti i colori
offrivano al cielo le loro corolle,
le api operose suggevano a sciami
il nettare scelto per fare il buon miele.
Dopo il pranzetto le splendide amiche,
sull'altalena facevan la siesta,
mentre la brezza portava lontano
il lieto canto di mille uccellini.
I grilli tacevano con grande riguardo,
le mosche volavano nel prato vicino
e le formichine, in ordine sparso,
spazzavan le briciole rimaste dal pasto.
Il tempo passava quieto e sereno,
senza pensieri e neanche fastidi,
finché un bel giorno, all'ora di cena,
arrivò un capretto dal manto pezzato.
Belava impaurito, piangeva, piangeva,
era stanco, sfinito e tanto affamato,
voleva la mamma e il suo dolce latte
cercava il suo vello che dava calduccio.
La fata commossa, con fare gentile,
guardando accorata il triste capretto,
dalla bacchetta d’argento pregiato
fece sgorgare buon latte caprino.
Gli diede il latte che tanto aspettava
e gli preparò la sua cameretta,
cantò per un'ora una nenia soave,
finché il capretto si addormentò.
Al sorger del sole, un altro belato
svegliò la cagnetta e il piccolino,
dalla finestra la fata assonnata
vide una capra dal manto pezzato,
Evviva esclamò è arrivata la mamma!
Anche in un posto così magico e bello
non sarebbe bastato l'amore del mondo
a sostituire quello immenso materno.
Accarezzò la sua ospite stanca
e la condusse dal suo piccolino
che la guardò come un miraggio,
il suo belato riecheggiò per la valle,
e accorsero a stormi tanti uccellini.
Da quel giorno, la bella casetta
Per i due amici arrivati per caso,
Si trasformò in un paradiso
E tutti insieme abitarono lì.
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